Delega fiscale: il carrozzone dei diversivi gira a vuoto
Sulla delega fiscale sta succedendo quello che doveva necessariamente avvenire ed avevamo previsto qui . Era inevitabile, vista l'inesistente spiegazione sociale d'insieme della determinazione dei tributi. La delega prese avvio , sotto il governo Letta, per fare qualcosa davanti alle disfunzioni percepite dalla pubblica opinione nel settore. Del resto, la sopravvalutazione italiana per la politica praticamente impone ogni tanto al governo di "inventarsi qualcosa" , in un riformismo permanente indotto da mancanza di spiegazione nel settore. La delega è stata un modo per prendere tempo, per rispondere da subito albisogno politico di far vedere che si faceva qualcosa. Solo che non si sapeva assolutamente dove mettere le mani, e la delega era il modo migliore per "fare melina", cioè per gestire la situaizone guadagando tempo: effettivamente per un paio d'anni (2013-2015) ci si è potuti barcamenare nell'attesa della delega (aspettando Godot). Oggi si profilano una serie di interventi estemporanei, senza immaginazione e di scarsissimo respiro, su tecnicismi coerenti con quanto si vedeva già dalla delega, cioè il nulla.
Abbiamo una serie di questioni spicciole, dove magari si "sistemano" casistiche imbarazzanti, ma di scarso respiro, tipo il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati, i dividendi di artigiani e piccoli commercianti a se stessi, l'esecutorietà della sentenza di rimborso, la lite temeraria. Insomma, un tripudio di questioncine estranee ai problemi di fondo della determinazione della ricchezza ai fini tributari, sulla quale non si riesce neppure a interloquire. Dubito che nella commissione Gallo si percepisca la necessità di coordinare la determinazione ragionieristica dei tributi attraverso le aziende, con quella valutativa, dove le aziende non arrivano, basandosi sulle stime degli uffici in funzione di stimolo all'autodeterminazione dei tributi. Intanto però si possono dare questi tecnicismi in pasto alla pubblica opinione, che sente solo il malessere fiscale, ma non sa da cosa dipende: così come è stato possibile tenerla buona per un biennio dicendo "ci sarà la delega", ora mediaticamente si può prendere altro tempo per "studiare la delega", e verificarne l'efficacia (cioè per "dire che abbiamo fatto qualcosa, vediamo come funziona la delega!"). La delega mostra ancora la propria natura di "oppio del popolo" davanti a malesseri sociali di cui i professori della materia sono i primi a ignorare le cause. Prima si salvano le apparenze dicendo "vedremo con la delega" e poi le si continuano a salvare dicendo "abbiamo fatto la delega".
Prima che la pubblica opinione capisca che, nonostante la delega, i malesseri tributari sono al punto di partenza del 2013, saranno tutti già lontani. Del resto, gli statisti pensano alle prossime generazioni, e il circo mediatico non pensa neppure alle prossime elezionii , che sarebbe già un respiro lungo, ma alle aperture dei giornali di domani mattina, per farle e per commentarle. Del resto è del tutto legittimo che i giornalisti abbiano, anche per la prima legge della termodinamica, occupato il posto che, nell'interlocuzione con pubblica opinione e classi dirigenti, avevano lasciato vuoto gli studiosi sociali. Vabbè, continueremo a girare a vuoto, e lo sapevamo. Una vera delega si potrà fare solo quando saranno abbastanza chiare le idee sulla spiegazione d'insieme della determinazione dei tributi. Che sicuramente non passa per la politica, e le commissioni che ne sono espressione.
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