Redditometro: la nemesi della spiegazione demoniaca dell'evasione fiscale

Sul piano della determinazione della ricchezza il redditometro fa solo sprecare energie amministrative, però ha una spiegazione mediatico-politico-comunicazionale, ed in questo rappresenta una specie di rito collettivo. Diretto ad esorcizzare il male, come le nenie, come suovetaurilia, o i tofet, dove i cartaginesi celebravano il sacrifici del primogenito, nei momenti di maggiore pericolo per la comunità. Alla quale oggi nessuno sa spiegare le sperequazioni  di una tassazione appiattita sulle aziende, dove il fisco  non valuta la ricchezza che sfugge alla rigidità contabile di questi suoi strani esattori. Si crea la figura di colui che non paga affatto le tasse (mentre a rigore nessuno si sottrae del tutto  al carico  tributario) che viene dipinto con un ladro, un rapinatore, un parassita sociale, una specie di figlio di Satana. Se il maligno è tra noi scattano le recriminazioni sociali, e le categorie si accusano l'una con l'altra di "puzzare di zolfo", di volare sulle scope, di foraggiare il partito degli evasori, o quello degli sprechi e delle vessazioni fiscali, mentre i giustizialisti vogliono ammanettare pasticceri e trasportatori. Tutti contro tutti in recriminazioni laceranti che si sfogano sugli operatori economici, dove l'opinione pubblica sa che ci sono maggiori possibilità di evadere, ma dove si crea anche ricchezza e posti di lavoro. Allora scatta la caccia alle streghe, ma di facciata, per finta, che sostituisce la seria, ma serena, richiesta valutativa delle imposte dove le aziende non arrivano. L'opinione pubblica è in un vicolo  cieco, bisogna trovare qualcuno su cui sfogare le tensioni , perchè la gente a un certo  punto  vuole "un colpevole", non per linciarlo, ma per chiudere il cerchio, per capire, per smettere di avere davanti un problema irrisolto e pensare ai fatti suoi. Il redditometro serviva a evitare le contrapposizioni tra categorie sociali, smettendo di parlare di pasticceri, gioiellieri, dipendenti, pensionati con secondo lavoro, studi di settore e simili: col redditometro siamo  tutti uguali davanti al fisco. Tutti evasori e nessuno   evasore, tutti peccatori e nessun peccatore, in un grande polverone. L'umanizzazione del redditometro e' una operazione mediatica come il redditometro...se confondiamo il pasticcere col rapinatore creiamo una tensione sociale che dobbiamo sfogare col redditometro..dove "gli evasori" sono tutti e non e' nessuno..tanto poi di controlli ne facciamo 40 mila l'anno.....parliamo di ladri, disonesti..non possiamo dire che tutti gli operatori sono ladri e disonesti..questo crea un problema di coesione sociale....allora bisogna sfogare da qualche parte..il redditometro alza un polverone che scarica le tensioni sociali....crei una tensione che si sfoga in due modi altrettanto inutili...l'ha rilanciato tremonti che di operazioni mediatiche se ne intende...e' proprio una operazione cabaret..solo che l'ha fatto pure monti..stiamo tutti a perder tempo..

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