Tagli delle detrazioni Irpef legati al reddito e selettività del tributo
Come riferisce oggi Il Sole 24 ore, i commissari alla spending review incaricati dal Governo stanno mettendo mano al dossier sul taglio delle "agevolazioni fiscali", le cd. tax expenditures, da cui ci si aspetta già nel 2016 un recupero di 1,67 miliardi. Per quanto riguarda l'Irpef, sarebbe allo studio il taglio di detrazione e deduzioni fiscali, come spese sanitarie e contributi previdenziali per badanti, o per spese veterinarie.
Al riguardo, per ora e visto lo stato embrionale delle proposte formulate al Governo, due sole osservazioni.
La prima, ovvia solo in apparenza. è che la riduzione delle tax expenditure si tradurrà in un aumento della pressione fiscale. Del resto si tratta di una applicazione speculare di quanto affermato dal Governo in relazione al bonus 80 euro, che riducendo l'Irpef a debito dei dipendenti si è tradotto in minori entrate per lo Stato (mentre per l'eccedenza in una spesa sociale, come evidenziato in Il bonus 80 euro). Ecco, la riduzione o l'eliminazione delle tax expenditure non è una riduzione della spesa pubblica (expenditure), bensì un incremento delle entrate (tax). Quello che conta ai fini classificatori è insomma, stavolta, l'aggettivo ("fiscali"), e non il sostantivo ("spese"). Lo dico a futura memoria, perché immagino che si scatenerà sul punto un'altra polemica "classificatoria".
L'altra osservazione si riferisce alla selettività della misura. Riferisce infatti Il Sole che sarebbe allo studio un meccanismo volto a tagliare deduzioni e detrazioni soltanto per i redditi più elevati, dunque in modo selettivo. Per i redditi superiori a 75 mila euro le detrazioni scomparirebbero, mentre per quelli tra 55 e 75 mila verrebbero linearmente attenuate.
In questo modo però il taglio delle detrazioni e deduzioni finirà per tradursi in un surrettizio inasprimento della curva di progressività delle aliquote sugli scaglioni di reddito più elevati, comportando una non irrilevante perdita dei tratti di personalità dell'imposta. L'Irpef è infatti un'imposta personale non solo perché tassa i redditi progressivamente, ma anche e forse soprattutto perché riconosce la situazione personale e familiare del contribuente nel modulare il debito tributario, ad esempio riconoscendo che un soggetto che sostiene spese mediche o di assistenza, magari ingenti, non ha - a parità di reddito posseduto - la stessa capacità di contribuire di un soggetto in buona salute e che può dedicare interamente il suo reddito ai consumi o al risparmio.
Ecco, il taglio selettivo delle detrazioni o deduzioni, soltanto a carico dei redditi più elevati, mantiene la personalità dell'imposta solo dove fa comodo al fisco (e indirettamente al resto della platea dei contribuenti), cioè in punto progressività, eliminandola invece nella parte in cui si tratterebbe di riconoscere il carattere "sociale" delle spese sostenute dal singolo, evitando di tassare redditi solo apparenti, in quanto erosi da spese necessarie di cui il contribuente farebbe volentieri a meno. A pagare il taglio delle tax expenditure saranno dunque non soltanto "i soliti noti", cioè quei pochi che dichiarano redditi elevati, ma tra questi quelli meno fortunati, in possesso di redditi falcidiati da spese necessarie, che solo per loro risulteranno irrilevanti nel calcolo del debito d'imposta.
L'Irpef, se passerà questo disegno, rischia così di diventare un tributo progressivo ancor più selettivo e discriminatorio (un tributo "votato dalla maggioranza a carico della minoranza", come temeva Hayek), come peraltro è nella cifra dello stesso provvedimento sugli 80 euro, che discrimina tra categorie di contribuenti (dipendenti e autonomi) a parità di reddito, e addirittura tratta in modo deteriore i titolari di redditi meno elevati, cioè gli incapienti, violando così il principio di uguaglianza verticale.
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