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parlare senza dire nulla:la "dottrina" di "norme e tributi"(24ore) PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

In materia tributaria, la mancanza di un punto di riferimento istituzionale per la classe dirigente, dovuta al fallimento della dottrina (vedi post) , ha effetti devastanti in parecchie direzioni. Sulle prime si può essere  scettici sulla nocività di discorsi solo apparentemente in tema, ma che in sostanza non dicono nulla, proprio di fare danni

proprio perchè il nulla è inconsistente. Eppure le parole apparentemente in tema , ma prive di senso compiuto, o che complicano i concetti semplici diffusi tra la pubblica opinione, sono come le acque chete, che rovinano i ponti, più dannose delle idee sbagliate, con cui almeno ci si può confrontare. I discorsi privi di filo conduttore tipici della dottrina, oltre a indebolire la capacità di riflettere,  e di organizzare le riflessioni degli altri, costituiscono all'esterno una pietra di paragone. Chiunque abbia motivo di parlare di fisco conclude che "se i professori parlano così allora anche i miei ragionamenti vanno bene per definizione". E meno si capiscono più sembrano scientifici! Il lettore penserà che è un problema suo, secondo lo stesso preconcetto dell'accademia. Quindi, davanti al disorientamento diffuso in materia tributaria, gli editori ed i giornali di settore si creano la loro accademia ad usum delphini. Anzi, vista la carenza strutturale dell'accademia "ufficiale", gli editori pensano di avere un potere selettivo pressoche' illimitato, e di poter essere loro, in mancanza di una reale selezione accademica, a "fare e disfare" gli esperti. Qualcosa del genere è accaduto per  "norme e tributi" del sole 24ore , forte della potenza di fuoco del giornale. Un gruppo di redattori senza specifico  retroterra tributario, con un pò di collaboratori esterni anche validi, occupa giustamente gli spazi che l'accademia non era in grado di presidiare. E lo fa con gli stessi inevitabili vizi dell'accademia, dati dall'autoreferenzialità e dai discorsi sono apparentemente di senso compiuto. Che sono carta straccia prima ancora di andare in edicola, e non dopo i classici due giorni. Davanti al fallimento dell'accademia, la reazione della c.d. "stampa specialistica", altrettanto autoreferenziale è "gli esperti me li faccio io"!. E' nata una "accademia di norme e tributi" fatta dai Deotto, dai Morina, dai Santacroce, dai Gaiani, dai Nocera, che almeno sono esponenti della "cultura professionale", mentre tale Angelo Cremonese cui da un pò fanno firmare in prima pagina è davvero un mistero (ho recuperato il curriculum dal sito del suo studio). Sono  tutti legittimamente mossi dal desiderio di visibilità, in cambio del quale forniscono alla redazione di norme e tributi il materiale per riempire pagine inconsistenti, col redattore che chede "mi servono cinquanta righe tra due ore!!". Ne vengono fuori pagine inconcludenti come quelle delle illeggibili riviste accademiche, ma più dannose socialmente proprio per il loro apparente pregio della brevità. Rispetto all'accademia, inconcludente e prolissa, fanno soffrire poco. Però la confusione aumenta, perchè il martellamento è continuo, e giorno dopo giorno gli articoli di norme e tributi confondono sempre più le idee ai lettori. Parlando senza dire nulla, mettendo insieme un pò di cronaca, un pò di materiali normativi, un pò di frasi stereotipe. E confidando di non fare danni perchè dopo qualche giorno nessuno si ricorderà. Come in effetti è sulla stampa "ordinaria" , dove ne leggiamo di cotte e di crude in materia tributaria, ma dove nessun quotidiano si presenta come specialistico. Quando invece il quotidiano che si propone come punto di riferimento per gli addetti ai lavori pubblica patchworks senza un reale filo conduttore, la confusione si stratifica giorno per giorno. Si crea così disaffezione verso la lettura, il ragionamento, e si nuoce solo per questo alla consapevolezza e alla coesione sociale. Anche la stampa specialistica, come i professionisti, come gli uffici, come gli altri editori, come i contribuenti, come il legislatore, come le classi dirigenti, come i vertici delle istituzioni fiscali, sono delle vittime di un male oscuro , di matrice accademica, ma che ormai si è diffuso. L'incapacità di una visione di insieme della determinazione della ricchezza ai fini tributari. E tutti a dire che "è colpa degli altri", a cercare un capro espiatorio in un grande e inutile scaricabarile, dove si critica e si invoca al tempo stesso il legislatore come un feticcio. I miei conoscenti accademici dicono che l'Italia è un macello dappertutto, che ogni settore della macchina pubblica è in crisi. Ma se tutto fosse come tributario l'Italia sarebbe in condizioni da Day after. Ci sarebbero gli zombies che azzannano i passanti, mentre per fortuna ce li abbiamo solo in parecchie cattedre di diritto tributario...e dalla loro complessiva incapacità di sistematizzare le riflessioni della classe dirigente sul tassazione derivano i malesseri tributari di questo paese. Dove il fisco puzza dalla testa, quella che dovrebbe riflettere e pensare, il cui fallimento si riflette su tutti i settori collegati alla tassazione, compresa la povera sezione "norme e tributi" del sole 24ore.

 

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