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Un meritato schiaffo per i tributaristi PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

la  puntata di porta a porta di mercoledi 21 novembre 2012 ,   sull'evasione fiscale e il redditest è un meritato schiaffo per i tributaristi, di cui (giustamente) non c'era alcun rappresentante. Del resto ormai è pacifica la loro  incapacità di essere un punto di  riferimento  per l'opinione pubblica, gli intellettuali, gli studiosi  

sociali.   Non c'è quindi  da dispiacersi per i tributaristi, ma per la società, per la sua difficoltà di superare il disorientamento, la confusione, il malessere , ritrovando un minimo di coesione  sociale. Al di là delle ottime capacità espositive del direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, la confusione si tocca con mano guardando la puntata di porta a porta di ieri sera, con Ivan Malvasi, presidente della Confederazione Nazionale dell'Artigianato, Giancarlo Deidda, vice presidente di Confcommercio, il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti, Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre e i giornalisti Mario Sensini e Nicola Porro. Ma gli studiosi della determinazione della ricchezza ai fini  tributari? A che pensavano? Al processo o ai conferimenti in neutralità? In cosa sanno  essere punto di riferimento della pubblica opinione? A che diavolo servono 200 docenti  di  diritto tributario se il paese brancola nel buoi e rischia di spaccarsi su temi così banali. Possibile che nessuno riesca a spiegare che -come tipo umano- moderno capro espiatorio, “l’evasore” non esiste, perchè  nessuno in nessun paese moderno, sfugge completamentella tassazione, perché comunque in veste di consumatore finale fa la spesa al supermercato, paga utenze di gas o telefono, consuma benzina, fuma, gioca alle lotterie pubbliche, utilizza conti correnti bancari. C’è chi sfugge in parte alla tassazione attraverso le aziende perché le incontra solo in veste di consumatore, e non di lavoratore. Possibile che nessuno sappia spiegare che il problema non è "la cattiveria degli  evasori", ma l'incapacità della macchina pubblica di richiedere le imposte dove le aziende non riescono a farlo per lei.  Basterebbe poco, cioè un gruppo di studiosi capaci di fare il loro mestiere,  per ritrovare un pò di coesione sociale sul fisco. Cercheremo di farlo qui , nel "deprofessionalizzare" e "riteorizzare" il diritto tributario. Sistemandone il rapporto con la pubblica opinione nella cornice delladeterminazione della ricchezza, attraverso le aziende e attraverso gli uffici.

 

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