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La gogna mediatica inglese degli evasori..non si può fare "all'italiana" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

IL corriere della sera del 17 agosto (ad agosto si parla sempre di tasse, da trent'anni, senza che cambi una virgola, perchè la consapevolezza dell'opinione pubblica rimane questa) riferisce che in Inghilterra hanno deciso

di mettere su internet gli evasori fiscale...Forse volendolo fare da noi nessun server al mondo sarebbe così grande da ospitare il sito!! Eppure loro ne mettono solo una ventina, e vedeste le facce. La sensazione è che il fisco inglese valuti i casi di ostinazione, ostruzionismo, inventiva -a questo punto criminale- nell'ostacolare gli accertamenti e le riscossioni (ad esempio rendendosi nullatenenti, sviando i controlli prendendo la residenza in un campo di carciofi, cambiandola tre volte al mese, usando prestanome ottantenni, conti intestati a familiari compiacenti, etc..) Qui le manette ci stanno bene, e ritorna la cornice di diritto amministrativo della tassazione, dove non deve andare in galera il pasticcere che trasgredisce la legge, perchè se cerchiamo di tassare i pasticceri per legge il problema non sono i pasticceri, ma siamo noi. Quando però in Inghilterra il fisco passa (e ci passa in modo ricorrente, a differenza dei nostri blitz) e il contribuente imbroglia nei modi appena detti, e magari insiste, allora le reazioni sono dure. Ma sono dure per pochi, simbolo per molti. Nei nostri blitz, in cui il sessanta percento non è "in regola", il problema non sono i commercianti, ma le istituzioni, gli uffici e l'opinione pubblica, che non sanno richiedere le imposte, o le chiedono per legge a chi fa l'elettricista o il pasticcere. Dipingendolo poi come un mostro se non le paga. E ci mancherebbe anche  le pagasse, se non vede mai nessuno a chiedergli notizie fiscali. L"’imposta” si chiama così, in quanto senza una sua richiesta adeguatamente sistematica nessuno pagherebbe spontaneamente. Quando manca una ragionevole e sistematica "richiesta" non ha senso fare appello al senso civico, nè alle manette. Saper imporre le imposte è una condizione della macchina pubblica per apparire credibile. Dopodichè potrà anche mettere alla berlina i casi di deviazionismo più marcato, con elevato valore simbolico, parlando anche di colpirne uno per educarne cento...ma solo dopo aver fatto il proprio lavoro di una sistematica richiesta delle imposte...non è che tizio dichiara poco, passa il fisco, si mettono d'accordo e poi finisce su internet come evasore, si becca la disapprovazione sociale (di cui parla Delzio, Lotta di Tasse, che recensiremo presto). Si cerca di tassare tutti per legge, perchè così funziona la tassazione attraverso le aziende, dopodiche', dove non arrivano le aziende, passano gli uffici tributari a fare una valutazione "spannometrica", di credibilità. E soprattutto passano anche prima della dichiarazione, controllando il territorio, come credibilità economica, senza la sceneggiata degli scontrini, che abbiamo solo noi in europa. Chi non si mette in regola per il futuro, chi insiste, pian piano finisce alla gogna, o in galera, ma perchè ha fatto ostruzionismo all'autorità, non alle parole scritte su un pezzo di carta..anche questo conferma la differenza tra "stato di diritto" e degenerazioni deresponsabilizzanti del governo della legge...è un riflesso della necessità più generale di rendere produttiva l'amministrazione pubblica, liberandola dall'angoscia di "coprirsi", ma a questo è dedicato www.organizzazionesociale.com.

 

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