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Home Tasse tra politica e tecnica Fratelli d'Italia, evasione fiscale e "big companies"
Fratelli d'Italia, evasione fiscale e "big companies" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Raccolgo dal sito del movimento politico " fratelli d'Italia" (Meloni, Crosetto, Larussa) la diagnosi sull'evasione fiscale, da cui emerge la tendenza della politica italiana a crearsi una realtà artificale a forma di comizio. A prendere quello che gli ascoltatori vogliono sentirsi dire e riproporglielo organizzato, nella massima buona fede. Con slogan elettoralmente paganti. Il pezzo si trova sugli "Interventi sulle entrate dello Stato" ed inizia con una espressione che su questo sito  abbiamo sempre proposto di mettere al bando, in quanto controproducente, cioè

"Lotta all'evasione fiscale". L'imposta annua evasa in Italia è stimata tra 120 e 180 miliardi. La metà deriva dall'economia criminale, altre voci consistenti sono l'evasione delle Big Company e il lavoro sommerso. Una parte contenuta deriva dall'evasione delle Pmi e un'altra residuale dai lavoratori autonomi. Sulla base di questi dati, l'azione di contrasto all'evasione deve concentrarsi su attività criminali, Big Company e banche che compongono oltre i 2/3 dell'evasione totale. Inaccettabile che il fisco abbia mosso contestazioni alle banche italiane per una somma intorno ai 5 miliardi per imposte non pagate e sanzioni, recuperando solo 1 miliardo, o che la Corte dei Conti abbia contestato alle società di gioco d'azzardo 98 miliardi e lo Stato spera di recuperarne appena 2,5.
Viene proposta poi la notoria balla dell' Introduzione, nei settori a forte sospetto evasione, del "contrasto d'interessi" tra chi fornisce un bene o servizio e chi l'acquista con il sistema della detraibilità del titolo fiscale, come già avviene nelle ristrutturazioni edilizie e secondo le consuetudini di diverse democrazie occidentali.

Poi si propone di  Risvegliare il più grande contribuente d'Italia: la crescita economica. Quando la ricchezza di una nazione si contrae, diminuisce la base imponibile sulla quale lo Stato può contare per le proprie entrate. Grazie alla crescita economica, al contrario, aumenta il gettito dello Stato, anche mantenendo inalterato il livello di tassazione o addirittura riducendolo.

Mi stanno  simpatici, per carità, e nel complesso sono animati forse da una genuina voglia di fare, solo che la realtà è più complessa di quella che si deve presentare in forma di comizio. La realtà , come indicano tutti gli studi economici, è che l'evasione è un deficit di richiesta delle imposte dove le aziende non arrivano. Solo che la politica asseconda la tendenza della pubblica opinione a spiegarsi i fenomeni sociali, compresa l'evasione, con concetti come l'onestà, la disonestà, la correttezza, la lealtà, davanti ai quali "le aziende" sono strutturalmente "cattive", in quanto "rigide", poco comprensibili, misteriose. Fratelli d'italia , come del resto l'articolo di Travaglio sull'ultimo numero dell'espresso, segue una opinione pubblica che confonde  le acciaierie e le insutrie alimentari con pasticceri e fabbri ferrai, cui viene però data l'attenuante dell'"evasione di sopravvivenza", mentre le "aziende" appaiono come qualcosa di misterioso cui dare addosso. Viene da dire che è vero, il più grande evasore fiscale sono le aziende, sono loro che fanno cinquanta miliardi di euro di Nero ogni anno. Perchè nelle scienze sociali, la realtà è quello che la gente pensa. Così come esistevano le streghe e gli antichi dei nella mente del popolo, anche le aziende sono "come il popolo le vede". E il segreto della politica è ripercorrere quello che il popolo crede, organizzarlo, e riproporglielo. Chi vuole fare pedagogia sociale è destinato alla sconfitta, come politico. Per questo le aziende in Italia, con questo contesto poco amichevole e sostanzialmente bipartisan (travaglio qui dice più o meno le stesse cose), non dureranno a lungo, con buona pace dei decreti del "fare". E le conseguenze in termini di disorganizzazione sociale le stiamo già vedendo. La decrescita infelice di una società che sul fisco dimostra purtroppo di essere "senza testa".

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