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Home Tasse tra politica e tecnica La vera "lotta" è alla corruzione, poi l'evasione rientra di suo
La vera "lotta" è alla corruzione, poi l'evasione rientra di suo PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   
Non mi è mai piaciuto  parlare di “lotta” , però se contro qualcosa bisogna lottare è l’abuso dei pubblici poteri per fini privati, la corruzione e la concussione, come ricordano i consueti arresti come quello
riportato in calce. Non tanto per i danni in sé, ma perché bloccano la valutazione tributaristica della ricchezza dove le aziende non arrivano. Perché rendono  meno efficace l’attività degli uffici  sulla ricchezza non registrata, e paradossalmente aumenta no le occasioni di corruzione. La determinazione della ricchezza dove le aziende non arrivano dovrebbe essere infatti snella e sistematica, diffusa e condivisa, quindi, “economicamente ragionevole” rispetto alle informazioni di massima possedute. Il circolo virtuoso di una stima ragionevole e serena della ricchezza non registrata è bloccato anche dal sospetto che poi per circostanze sopravvenute, dovesse emergere che la ricchezza non registrata era maggiore, e che la “ragionevolezza” diventi a posteriori una colpa: non a caso, l’espressione “funzionario ragionevole” è spesso usata come sinonimo di “sensibile alle dazioni di denaro”. L’azione di controllo “sistematica e ragionevole”, che diventa proprio per questo anche “socialmente trasparente” è proprio quella “meno cauta”, che massimizza i rischi di essere considerati corrotti quando non si è preso un centesimo. Il funzionario che vuole ragionevolmente stimare la ricchezza non registrata, massimizzando il numero degli interventi del fisco, stimando rapidamente per ordine di grandezza l’imposta che gli pare ragionevole, si esporrebbe infatti al sospetto molto più degli altri. 
Oltre a pregiudicare gravemente l’azione di controllo, questo clima è paradossalmente favorevole proprio per i corrotti, consentendo loro prima di tutto di alzare i prezzi, o di mettere prezzi per qualcosa che dovrebbe essere gratis. Quando tutto si drammatizza e si paralizza si può chiedere una tangente per qualsiasi cosa, ed anche i diritti diventano “favori a pagamento”. Facendo gli struzzi,   con il solito imbarazzato moralismo di facciata, ed i pistolotti sull’onestà, la disonestà, i buoni e i cattivi , si finge che il problema non ci sia , lo si aggrava solamente , perché in tributario poi manca l’anticorpo dei controinteressati, che possono notare e denunziare i favoritismi. Per questo bisognerebbe rendere accessibili al pubblico le definizioni per adesione, come sono accessibili  le sentenze. 
Mentre in Italia la corruzione viene pregiudizialmente esorcizzata, anziché analizzata, altri paesi ci si  confrontano  serenamente,  con buonsenso e gestione aziendalistica della pubblica amministrazione.  In molti paesi, chi riceve offerte corruttive, ha istruzioni di aderire sempre, ed informare il controllo interno,  per ricevere le istruzioni opportune, che di solito sono di “stare al gioco” in modo che il servizio di controllo ottenga i necessari riscontri. L’esito positivo della  denuncia dei contribuenti , che lamentano richieste estorsive, si accompagna verosimilmente , all’estero, ad una salvaguardia da “accertamenti punitivi” e altre vessazioni da parte dei colleghi dei denunziati, per le ramificazioni, coperture e connivenze reciproche. 
Anche qui c’è molto da riflettere, nella prospettiva amministrativistica del diritto tributario. 

 

Firenze, arrestato per concussione
il direttore dell'Agenzia delle Entrate
Nunzio Garagozzo è finito in carcere insieme al commercialista Silvio Mencucci di FRANCA SELVATICI

Il direttore provinciale della Agenzia delle Entrate di Firenze Nunzio Garagozzo e il commercialista Silvio Mencucci sono stati arrestati e portati in carcere dalla Guardia di Finanza. Sono accusati di due episodi di concussione e uno di induzione alla corruzione. L'inchiesta è coordinata dal pm Paolo Barlucchi che ha chiesto e ottenuto le due misure cautelari in carcere dal gip Tommaso Picazio. Secondo le accuse, il commercialista era l'intermediario del direttore provinciale della Agenzia delle Entrate e per suo conto prendeva contatto con i professionisti di alcuni contribuenti, chiedendo soldi per arrivare con gli atti di adesione al di sotto della soglia penale.

Le indagini, condotte dal Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, sono partite in novembre e si fondano anche su numerose intercettazioni. Secondo quanto risulta, gli episodi sotto accusa si collocano nell'ambito delle procedure di adesione, che sono diffusissime, perché in quasi ogni accertamento fiscale il contribuente presenta istanza di adesione, cercando di limitare i danni. Il dottor Mencucci è stato anni fa dipendente della Agenzia delle Entrate e sembra che in una conversazione intercettata si vantasse di essere riuscito, anni fa, a sfuggire agli arresti nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal pm Michele Polvani, scomparso prematuramente, che mandò in galera una ventina di persone.

Secondo le accuse i soldi in pratica venivano versati per limitare le sanzioni e i rischi penali a chi veniva contestata un'evasione fiscale. In un'occasione la cifra chiesta a un imprenditore sarebbe stata di 10 mila euro. In un'altra occasione i soldi sarebbero serviti a far definire al di sotto della soglia di rilevanza penale, con atto di adesione, l'imposta evasa grazie a una dichiarazione infedele. In un'altra occasione la richiesta sarebbe caduta nel vuoto, mentre un terzo episodio riguarderebbe una richiesta di denaro per abbattere la sanzione. Agli atti dell'indagine ci sono intercettazioni sia ambientali sia telefoniche. In una di queste, Mencucci si vanterebbe di essere sfuggito all'arresto, in passato, durante un'inchiesta che lo sfiorò quando lavorava per l'agenzia delle entrate.

Nunzio Garagozzo in serata "è stato immediatamente sospeso dal servizio ed è stato avviato il relativo procedimento disciplinare che potrebbe concludersi con il licenziamento". Lo rende noto la direzione regionale della Toscana dell'Agenzia delle Entrate, che "ha offerto la massima collaborazione all'Autorità giudiziaria. L'Amministrazione ha già assunto tutti i provvedimenti contemplati dalla disciplina legale e contrattuale per tutelare se stessa e la dignità dei propri dipendenti che operano onestamente e scrupolosamente".

"In questo momento - commenta il direttore regionale della Toscana Pierluigi Merletti - la priorità è accertare la verità dei fatti e tutelare in tal modo la serenità dei nostri funzionari che operano ogni giorno con onestà e impegno. L'Agenzia delle Entrate condanna con fermezza qualsiasi comportamento disonesto e da anni orienta i propri sistemi di controllo interno nell'individuazione e prevenzione di ogni possibile abuso".

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