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Home Tasse tra politica e tecnica Diritto di voto, evasori e "guerra civile"
Diritto di voto, evasori e "guerra civile" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

La proposta di "togliere il voto agli evasori" viene da chi, in veste di garante della privacy, aveva ostacolato la disponibilità dei conti bancari per un ufficio centrale dell'amministrazione finanziaria (basta cercare su google "pizzetti e segreto bancario). Per il resto è una di quelle tante "pensate" tipiche di un paese ciarliero, dove si parla di qualsiasi cosa senza averne una idea minima. La volgarizzazione mediatica trascura che gli evasori, come categoria

che non contribuisce affatto alle spese pubbliche, non esistono.   Per avere un soggetto che non contribuisce affatto alle spese pubbliche, non paga nessun tributo, .ci vorrebbe chi non fa mai la spesa al supermercato, non fa mai benzina, non paga utenze telefoniche, elettriche, idriche, non fuma nè acquista altri generi di monopolio, non ha un conto corrente bancario, etc.: solo così si può evitare ogni tributo.  Insomma "l'evasore" , inteso come soggetto che "non contribuisce affatto alle spese pubbliche" è una figura mitologica, salvo si voglia definirlo come "chi non paga qualcosa". Allora pure il canone Rai, allora pure la Tassa rifiuti, allora qualsiasi pezzo di Irpef, un banale fuori busta di tanti lavoratori dipendenti, un affitto in nero della casa di campagna dello statale sono "evasione". Stiamoci attenti perchè "se parliamo di qualsiasi evasione" , qui non vota più nessuno!!!. Guardiamoci in faccia, dove le tasse sono prelevate dalle aziende , e qualcuno ti mette le mani in tasca al millimetro, si paga tutto, ma dove le aziende non arrivano cominciano i se e i ma. Rispetto alle possibilità concrete che vengano loro rivolte richieste di imposte, i lavoratori autonomi addirittura  sono contribuenti modello, come abbiamo visto in questo post. Non perchè dichiarano tutto, cosa che nessuno fa (nè in Italia nè all'estero), quando ha redditi non segnalati o può dedurre qualche spesa personale, ma perchè comunque dichiarano redditi credibili rispetto alla percezione concreta dei controlli, nella loro cerchia di conoscenze, nella loro area territoriale, su imprese similari, etc.. Sono milioni di persone che si guadagano da vivere con impegno, in genere non guadagnano cifre elevatissime, e vedono qualcuno che "impone le imposte" solo in televisione. Tutto sommato ha più senso civico, o timore dei controlli, chi dichiara il 40 percento in queste condizioni, rispetto a chi viene tassato al centesimo dal sostituto d'imposta su uno stipendio che spesso è in realtà un sussidio.

Per questo è lacerante che le sparate sulla guerra, sulla lotta, sui furbetti, vengano italicamente riprese da manager dell'area pubblica, i cui incarichi dipendono dal governo in carica. Cui sarebbe facile far osservare che un ministro, stando agli organi di stampa, è inquisito per dichiarazione infedele, anche se noi su questo sito sappiamo che sono contestazioni interpretative, "fuffa ai danni dello stato" , insomma "baggianate" (però digitate un pò su google "passera indagato" per controllare). Nel governo c'era anche un sottosegretario che si è dimesso in fretta e furia per un avviso di garanzia su un episodio di ricchezza non registrata, a riprova che è l'occasione  a fare l'evasione, non una predisposizione congenita. 

Pienamente d'accordo con Pizzetti se riuscissimo a mirare la proposta, come in Inghilterra,  a poche situazioni altamente pericolose. Ma il criterio dell'aggancio alla condanna penale rischia di spaventare le persone perbene su questioni "tipo passera" di evasione interpretativa, lasciando totalmente indifferente chi non ha una immagine da difendere, e che magari già a votare non ci andava comunque. Altre distinzioni sono macchinose, in un paese dove non si riesce neppure a decidere se quanto dichiarato da un pasticcere è credibile o no, con uffici pubblici attenti solo all'immagine e alla copertura normativa.

Ripieghiamo quindi sulle belle pensate, generatrici di un'isteria sociale che rischia di bollare d'infamia tutti gli operatori economici, i piccoli perchè sappiamo tutti che nascondono qualcosa, se capita, e i grandi per quella evasione interpretativa che li rende, agli occhi mediatici, grandi evasori. Quindi tutti "i produttori" sono a rischio di essere bollati d'infamia e privati dell'elettorato, dopodichè i posti di lavoro, la crescita, chi li crea? Gli impiegati pubblici, i giornalisti, i portaborse della regione  lazio, i vigili urbani?

Queste sparate ci rendono ridicoli all'estero e fanno salire lo spread, alimentando l'idea di una macchina pubblica paralizzata, incapace di chiedere le imposte dove le aziende non arrivano. Delle due l'una, o questi proclami sono inutili, oppure -se bastassero- perchè non li ha fatti chi ha governato prima, oggi quindi indirettamente bollato come colluso con l'imprecisata categoria degli "evasori", perchè nessun governo aveva usato questi toni, neppure quello di centrosinistra.   Non si rendono conto di dare l'immagine di istituzioni che cercano un capro espiatorio per la propria inefficienza (è colpa di speculatori ed evasori!). Non si rendono conto che un politico deve prima di tutto salvaguardare la coesione sociale e sdrammatizzare le lacerazioni. Visto che sono "professori" non potevano tentare di "spiegare", rilevando "ampie sacche di ricchezza non registrata", su cui intervenire seriamente, e selettivamente, non in televisione. Perchè la lotta all'evasione in televisione fa la sua figura, e probabilmente renderà un pò meno inverosimili tante posizioni fiscali. Ma quando uno deve incidere il proprio tenore di vita, serve la visita del fisco, e non basta la lotta all'evasione in televisione. Che ha quindi ancora pochi margini, il cui sfruttamento ulteriore comporta prezzi insostenibili in termini di incertezza del diritto,  lacerazioni sociali, rigidità, drammatizzazione, recriminazioni, imbarbarimento della discussione  e generale perdita di serenità. Che ostacola la ricerca della ricchezza non registrata. Ne valeva la pena? E' giusto che la politica "comunichi", ma deve "comunicare coesione", non sparare a casaccio frasi disgreganti, che mettono al pubblico ludibrio chi organizza la produzione. Dicendo "siamo in guerra" non si risana l'italia, ma si fomenta una guerra civile , sia pure verbale.

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