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Perché gli evasori non sono dei "ladri" PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Stevanato   

Raffaello Lupi ha già magistralmente evidenziato, nel suo post di ieri, il retroterra culturale mediatico-politico-giudiziario che porta Marco Travaglio (ma anche Stefano Livadiotti, Roberto Ippolito, etc.) a considerare gli evasori dei “ladri”, e l’assurdità sul piano delle categorie sociali e del buon senso di considerare tali milioni di piccoli imprenditori e professionisti, gente che lavora, produce reddito, paga comunque tasse e contribuisce al benessere della collettività.

Mi limiterò dunque a qualche osservazione più di taglio giuridico, su cui pure Travaglio dovrebbe essere a proprio agio, e a destrutturarne le affermazioni secondo cui a) “gli evasori sono ladri”, b) “in Italia gli evasori sono 11 milioni”.

I tributi sono un’ablazione patrimoniale, cioè un prelievo fatto a valere su diritti proprietari del contribuente: dunque chi evade le imposte non si impossessa di beni di proprietà altrui, come fa il ladro, ma evita di adempiere ad una obbligazione di pagamento. Se l’evasore è un ladro, allora lo è anche il cliente che non paga per le prestazioni ricevute, lo Stato che non effettua rimborsi dovuti o non adempie agli obblighi verso  i propri fornitori; ma potremmo allora dire che anche il dipendente pubblico fannullone “ruba lo stipendio”, che tutti i politici sono “ladri”, oltre che corrotti (via di questo passo tiriamo fuori il lambrusco e ci facciamo una bevuta).

Per dire che gli evasori sono dei ladri, non basta nemmeno attingere alle teorie secondo cui il privato non avrebbe alcun valido titolo morale al proprio reddito pre-tasse, ma solo a quello che residua a seguito dell’applicazione delle leggi fiscali, che concorrono a definire i diritti proprietari (come sostengono Murphy e Nagel, The Myth of Ownership). Si tratta di teorie consequenzialiste che rimuovono il problema della giustizia nella tassazione, riferendolo soltanto agli assetti distributivi determinati ex post dal prelievo fiscale: è giusta cioè, per definizione, quella distribuzione delle ricchezze determinata dal prelievo fiscale per il raggiungimento dei fini sociali dello Stato. Ma – lasciando stare altre considerazioni - ciò non significa che i diritti economici su cui incide la tassazione non siano prima facie acquisiti alla sfera giuridico-patrimoniale del contribuente, su cui la tassazione interviene a posteriori. Altrimenti, le imposte sul reddito o sul patrimonio non potrebbero nemmeno essere concepite, dovendo pure insistere sul reddito o il patrimonio “di qualcuno”.

Veniamo a questo punto all’altra questione: per Travaglio in Italia ci sono “11 milioni di evasori”. Ora, quale che sia il fondamento di questa cifra (direi nullo), il punto è che l’affermazione sottende una concezione antropologica, lombrosiana, dell’evasione: dal delinquente abituale, siamo passati all’evasore abituale. Come se chi evade (l’evasore-ladro) avesse un certo cromosoma, un tratto anti-sociale che lo distingue da chi non lo fa (i cittadini-onesti). Insomma, 11 milioni di evasori così come si potrebbe dire che 11 milioni di italiani soffrono di cefalea o di cattiva digestione.

L’evasione non dipende invece – è ovvio – dai tratti antisociali o dalle perversioni dei singoli, bensì dalle concrete possibilità di sottrarsi agli adempimenti fiscali, dal fatto di percepire o meno dei redditi segnalati, dall’intervento dei sostituti di imposta, dall’efficacia dissuasiva dei controlli, dall’effetto deterrente delle sanzioni, dall'elevatezza delle aliquote, e così via, cioè da tutti elementi che attengono al funzionamento dell’apparato pubblico di accertamento e riscossione delle imposte (come osserva giustamente Lupi). Di fronte all’obbligo di pagamento delle imposte siamo più o meno tutti uguali, e chi non adempie non è un cittadino peggiore degli altri (un “ladro”), ma solo uno che ne ha avuto la possibilità. La schematizzazione tra “ladri” e “onesti” non porta invece da nessuna parte, se non alla lacerazione e all’odio sociale.

Commenti

avatar tambo
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non avevo mai considerato la cosa da questo punto di vista ...bravo...tipoco esempio di ..pensiero trasversale
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