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Home L’evasione degli autonomi Gli economisti, visco e i consulenti
Gli economisti, visco e i consulenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Al convegno di Milano dell'Associazione professori di  diritto tributario, con una platea frequentata in buona misura da consulenti, Vincenzo Visco ha riferito un dato economico, applicato a paesi esteri, secondo cui l'evasione tende ad aumentare con l'entrata in scena dei consulenti. Prima di vedere

quanto questa affermazione corrisponda alla realtà, estera ed italiana, devo dire che essa ha un filo logico. Quel  filo logico che costituisce la pre-condizione per essere presi in considerazione sul piano della scientificità umanistico-sociale, a differenza dei discorsi solo apparentemente in tema, le litanie di stereotipi e frasi di circostanza, parafrasi normative collegate da allusive e tortuose ovvietà. Vincenzo visco, come del resto gli economisti in genere, non imbroglia, è sempre trasparente, però le sue affermazioni vanno contestualizzate, distinguendo tra i consulenti che "aiutano nell'adempimento", e nell'evitare erronee determinazioni "in eccesso" del tributo , ed i consulenti che si allontanano dalla zona grigia del diversamente dovuto, ma suggeriscono rappresentazioni della realtà orientate solo alla convenienza tributaria. Non si tratta di rappresentazioni "false" , ma di pianificazioni fiscali abbastanza aggressive , riconducibili a prezzi di trasferimento , collocazioni del valore aggiunto fiscalmente orientate, distorsione degli strumenti diretti ad eliminare la doppia imposizione verso l'"assenza di tassazione" (la formula è quella di Base Erosion and profit shifting, c.d "BEPS"). Pian piano si passa dall'aiutare a pagare il dovuto, a cercare di rappresentare i fatti  in modo da "diminuire il dovuto". L'affermazione di visco deve quindi essere riportata ad una teoria che mi aveva manifestato decenni or sono sulla utilità dei consulenti, in un mondo perfetto, solo per diminuire i tributi, in cui il regime giusto viene indicato dagli uffici, e i consulentii servono solo a fruire di vantaggi indebiti. E' un aspetto della matrice amministrativistica del diritto tributario, riferita però a paesi sereni con amministrazioni serene. Qui l'idea distorta di lotta all'evasione, che lo stesso Visco, al convegno, ha giustamente definito "espressione orrenda", crea drammatizzazioni e paralizza gli uffici , spingendoli a dire sempre no, in modo da autoproteggersi rispetto ad accuse di negligenza o collusione; fioccano le risposte informali "autoprotettive" tipo "lei lo faccia, ma se me lo chiede ufficialmente le rispondo di no". Dilagano poi centinaia di migliaia di  consulenti destinati solo all'inquadramento di vicende palesi, alla tenuta di contabilità, al calcolo della TASI , alle spedizioni delle dichiarazioni,  all'assistenza contro contestazioni interpretative senza nè capo ne' cosa. In un paese dove il fisco funziona bene, invece, ci sono i contabili, e consulenti che guidano a "pagare il giusto". Non si tratta però di strutture tese a sistematizzare la determinazione dei tributi, ma di strutture legittimamente "mercenarie" , come si capisce da questa autodefinizione della CFE , cui aderisce la nostra "ANTI". Essa si autodefinisce "the umbrella organisation of the tax adviser profession in Europe. It was founded in the year 1959 and embraces 32 national organisations from 25 European States and within them over 180,000 tax advisers. CFE consider its functions to be to safeguard the professional interests of tax advisers and to assure the quality of tax services provided by tax advisers and to exchange information about national tax laws and professional law and to contribute to coordination respectively of tax law in Europe". La spiegazione e la sistematizzazione dei meccanismii di determinazione dei tributi, come si vede, c'entrano poco. Al massimo sono strumenti di visibilità per professionisti, ed è proprio l'approccio professionale ad aver fatto rimanere al palo la determinazione dei tributi. "Cultura professionale" è una contraddizione in termini, rispetto alle esigenze concettuali di sistematizzazione tipiche di una comunità di studiosi. I professionisti non sono  studiosi, sono prestatori di servizi a pagamento. Aspettarsi la sistematizzazione da loro è come aspettarsi l'amore da una escort, può capitare, ma è una eccezione. Anzi una contraddizione. Non sarà la professione che potrà rimpiazzare il fallimento dell'accademia e fondare il "diritto amministrativo dei tributi"

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