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autonomi? vuoi vedere che dichiarano sin troppo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

L'articolo che segue, dal 24 ore di domenica 20 maggio, conferma la mia sensazione secondo cui, ad onta dei luoghi comuni sulla mancanza di senso civico, l'egoismo, i "parassiti sociali" della pubblicità dell'agenzia delle entrate, i lavoratori autonomi "visibili" dichiarino

cifre relativamente elevate. Già ma elevate rispetto a cosa? Sono  cifre elevate se si considera che loro , con sistematicità, non li tassa nessuno, cioè non li tassano i grandi esattori del nostro paese, ed i lettori del sito avranno  già capito che mi riferisco alle aziende "pluripersonali". Sono cifre elevate se si pensa che nei loro confronti la tassazione si basa sulla gazzetta ufficiale e sui comunicati stampa. E' una tassazione "virtuale", che tuttavia produce effetti complessivamente notevoli. Perchè sono pochi i pasticceri e i carrozzieri che si rendono conto della improbabilità di un controllo...e la maggior parte sovrastima fortunatamente per le casse erariali, le possibilità di intervento. Se queste ultime fossero riposizionate sui piccoli, che evadono tanto di poco, la "compliance" salirebbe ancora un pò...dopodichè un pò di cresta gli indipendenti la fanno dappertutto  , pure in America e in Danimarca.

La ricerca. I dati del periodo d'imposta 2010 sole 24 ore del 20 maggio 2012
Cresce il reddito dichiarato dagli autonomi 
IL QUADRO 
Aumenta la disponibilità alla «tax compliance» nonostante il calo del numero complessivo dei soggetti 
Francesca Milano
MILANO
La «tax compliance» inizia a dare i suoi frutti. Secondo uno studio del dipartimento di Economia e impresa dell'Università degli studi della Tuscia l'effetto deterrenza ha spinto i lavoratori autonomi, per il 2011, a dichiarare di più. Merito, probabilmente, dell'attività di contrasto all'evasione fiscale, che nonostante la crisi ha portato al risultato di far aumentare l'ammontare totale del reddito dichiarato.
Lo studio ha analizzato il numero di contribuenti e l'ammontare del reddito complessivo al netto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati: il risultato è che nel periodo d'imposta 2010 l'ammontare del reddito è aumentato, passando dai 331 milioni dell'anno precedente a 338 milioni. E questo nonostante il calo il valore assoluto dei contribuenti, che nello stesso periodo sono scesi da 21 a 20 milioni.
L'incremento del reddito dichiarato si spiega guardando i dati relativi alle fasce di ricchezza dei soggetti: nel 2010, si legge nello studio dell'Università della Tuscia, «si è verificato il passaggio di molti contribuenti da una fascia inferiore di reddito ad una più alta, nonostante l'obiettiva crisi economica e finanziaria di questi anni». Il numero dei contribuenti che dichiara redditi oltre i 100mila euro è passato da 133mila del 2007, 2008 e 2009 a 140.882 del 2010.
È aumentata, anche se di poco, la fetta di contribuenti oltre i 200mila euro, che nel 2010 sono stati 31mila, contro i 29mila del 2009: l'incremento di sole 2mila unità ha portato a un aumento del reddito dichiarato di circa 600mila euro.
Secondo lo studio, il mancato incremento del numero di contribuenti nelle fasce "alte" negli anni precedenti al 2010 «deve far riflettere anche in merito all'effetto deterrenza che deriverebbe dalla annunciata intensificazione della lotta all'evasione fiscale».
La fascia in cui si è evidenziato l'aumento maggiore del numero di contribuenti è stata quella intermedia, ossia quella tra i 50 e i 100mila euro: qui, infatti, il numero di soggetti è passato da 585mila in media per i periodi di imposta 2007, 2008 e 2009 agli oltre 608mila soggetti nel 2010.
All'opposto di questa tendenza, sempre nelle dichiarazioni 2011, si è registrata una diminuzione del numero di contribuenti collocati nella fascia di reddito più basso (da zero a 10mila euro): dai 9 milioni e mezzo del 2009 si è passati a 8,2 milioni.
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Commenti

avatar FaGal
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Piano piano si inizia a comprendere, nonostante l'assenza di riferimenti e parametri culturali, che il sistema fiscale non é fatto da norme sostanziali pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale che chiedono solo di essere applicate (come e da chi) né tantomeno può essere analizzato come fanno gli economisti considerando che le tasse siano solo un costo che va ridotto e ripartito....Sono chiavi di lettura inadeguate.... Nel primo caso si invoca sempre la riforma fiscale che porti a regole più chiare....come se le regole si applicassero da sole e possibilmente per gli altri; nel secondo caso le tasse sono sempre un costo che va ridotto...Il che economicamente é vero, per chi le paga....Ed ecco che torniamo al punto di partenza....E' solo analizzando e disciplinando le modalità di richiedere le imposte, di contestarle, di riscuoterle, che si sviluppa una visione complessiva del funzionamento del rapporto tra lo Stato ed il contribuente....Non é mettendo una norma in più o una norma in meno, una detrazione in più o due in meno (la storia degli scontrini, per intenderci) che si modifica un sistema. Forse c'è ancora poca chiarezza e molta confusione, con qualche barlume di luce, su come chiedere le imposte a chi non le paga.... Ultimamente si inizia a discuterle di come chiederle una volta che si é controllati, ed é un problema sensato. Ma come dice Raffaello Lupi riguarda quella fetta minoritaria di soggetti che o hanno dichiarato e non versato, oppure hanno subito un accertamento da parte del fisco. Il problema é come arrivare ad un livello di segnalazioni a monte che consenta di individuare possibili evasioni e non sia di segnalazione indiscriminata di chi le tasse normalmente le paga. Perché, in quest'ultimo frangente si sente poi l'oppressione del controllo amministrativo. Sono come i controlli etilometrici del sabato sera....se il controllo lo fai dove il rischio si produce lo attenui, se lo fai indiscriminatam ente fermando per strada gli automobilisti ne prendi molti meno e soprattutto ne fermi molti di più che sono pure astemi...
avatar Simone Covino
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Sempre a proposito di autonomi (in effetti volevo aggiungerlo a commento del post del 3 giugno, ma il sistema inspiegabilment e si rifiuta), segnalo questa Adnkronos di oggi. Ci sarà magari più di qualche autonomo che fa il furbo, ma in generale la sensazione è che chi dichiara e non versa forse è perchè preferisce pagare gli stipendi e non fermare le macchine:

(Adnkronos) - Allarme rosso sui pagamenti fiscali. Quattro aziende si cinque sono in ritardo sui versamenti fiscali effettuati con il modello F24 predisposto dall'agenzia delle Entrate. Questa la stima di Unimpresa sulla base delle informazioni raccolte nei giorni scorsi, dopo la scadenza del 16 maggio ultimo giorno utile per parecchi pagamenti fiscali, contributivi e previdenziali.

Secondo l'analisi dell'associazio ne, l'81,3% delle micro, piccole e medie imprese associate non ha rispettato i termini di legge previsti per il versamento di tasse e contributi all'amministraz ione finanziaria. «Si tratta di un trend -si sottolinea in un comunicato- ormai in atto da tempo e in continuo peggioramento a causa dell'aggravarsi della crisi finanziaria internazionale che ha di fatto prosciugato le casse degli imprenditori».

Il dato, secondo l'associazione, è in forte aumento rispetto alla rilevazione di aprile, quando la percentuale si era attestata al 76,5%. L'analisi dell'associazio ne sui pagamenti delle imposte e dei contributi previdenziali: 105mila aziende in difficoltà con gli adempimenti. Il dato di maggio in forte aumento rispetto alla rilevazione di aprile quando la percentuale si era fermata al 76,5%.

«Si supera il primo appuntamento e si punta a pagare subito dopo, appena la cassa lo consente, usufruendo del regime del ravvedimento oneroso, che consente di pagare con sanzioni lievi», spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Il dato sulle imprese non in regola con gli adempimenti fiscali, secondo Unimpresa, è omogeneo in tutti i settori imprenditoriali: dalla piccola industria ai servizi, tutte le categorie sono con l'acqua alla gola. Su 130.000 associate a Unimpresa, stando alla rilevazione a campione effettuata negli ultimi due giorni, ben 105.690 aziende non ha potuto fare regolarmente i versamenti all'agenzia delle Entrate, all'Inps e agli altri enti previdenziali e dell'amministra zione finanziaria.

Nell'ambito dell'industria, il settore dell'edilizia, in particolare, resta quello che sembra registrare le maggiori difficoltà e il dato sui ritardi F24 arriva 86,3%, mentre la percentuale più basa registrata è nei servizi (trasporti: 24,2%). Tuttavia le 'sofferenze fiscalì sono una sorta di minimo comune denominatore per tutti i comparti economici: alimentazione, arredamenti, metalmeccanici, nautica e poi agricoltura, commercio, trasporti e turismo.

Secondo Longobardi, «per le micro e piccole imprese lo sforamento dei termini è una scelta obbligata: la crisi di liquidità non consente ampi margini di manovra e le casse delle aziende, strozzate dalla stretta delle banche sul fronte del credito porta a un vicolo cieco. Spesso di sceglie di lasciare i modelli F24 nel cassetto per avere la certezza di poter pagare gli stipendi». In questo quadro Unimpresa ha proposto alcune misure al Governo. «L'Esecutivo deve mettere in condizione l'economia italiana di agganciare la ripresa», dice il presidente.

E se non c'è la possibilità di mettere in campo strumenti concreti per la crescita, che pure continuiamo ad auspicare, allora un primo passo per tendere la mano alle imprese, specie quelle più piccole che rappresentano l'ossatura del Paese, potrebbe arrivare da una sorta di moratoria sul fisco col blocco delle cartelle per un determinato periodo e lo stip agli interessi di mora« osserva il numero uno di Unimpresa.

Nel dettaglio, spiega Longobardi, si tratterebbe di »individuare una sorta di periodo di 'grazià nel quale l'amministrazio ne finanziaria congela le cartelle«. Secondo il presidente occorre, inoltre, stabilire una data,» magari tornando indietro sul calendario, a partire dalla quale le società di riscossione delle imposte, Equitalia su tutti, dovrebbe bloccare il calcolo e quindi la maturazione di interessi e more di vario tipo, lasciando nelle cartelle le sole somme iscritte a ruolo dagli enti impositori«.
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