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Pro e contro della "lotta all'evasione in televisione" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

La "lotta all'evasione in televisione", inaugurata dal governo Monti e riepilogata nel pezzo del 24 ore pubblicato in calce, ha vantaggi e svantaggi. Uno dei ventaggi si riassume in una formula brevissima: "meglio di niente". Tuttavia, i livelli di controllo fiscale "avvertiti mediaticamente" erano già prima molto più elevati

di quelli percepiti concretamente sul territorio, presso conoscenti, altri operatori economici a livello locale. Insomma, siccome in Italia non ci sono solo Cortina, Venezia, Forte dei Marmi, Napoli e altri luoghi simbolici, vedere i controlli in quei posti non aggiunge molto alle comunicazioni mediatiche già in precedenza doviziosamente somministrate dagli uffici stampa di agenzia delle entrate e guardia di finanza. E proprio questa alta "percezione mediatica" dei controlli  determinava verosimilmente un livello di adempimento sorprendentemente elevato rispetto ad una percezione concreta dei controlli inesistente, sul lavoro indipendente e gli operatori economici debolmente organizzati (abbiamo visto infatti in altri post che l'agenzia delle entrate è sempre più ritirata a livello provinciale, perdendo il controllo del territorio, e sbilanciata sulle contestazioni interpretative verso i grandi contribuenti, nel demenziale tutoraggio fiscale, figlio degenere delle spiegazioni basate su "onesti e disonesti").

La "lotta all'evasione in televisione" aumenta, legittimamente, una pressione mediatica esistente già prima, che dava i suoi frutti, ma con danni collaterali. La lotta all'evasione in televisione fa parte della dialettica tra contenuti e comunicazione, tipica di qualunque organizzazione sociale, perchè noi siamo fatti di sogni, di credenze, di illusioni, di "credenze" e per "combattere e obbedire" bisogna anche "credere". In Italia, anche sull'evasione, esageriamo un pò con la comunicazione roboante  rispetto ai contenuti ("spezzeremo le reni alla Grecia", non è molto diverso da "con gli evasori siamo in guerra"). Dopo aver comunicato, un pochino bisogna anche "fare", non solo per dare coerenza alla comunicazione, ma per creare una "percezione reale" dei controlli". Perchè se la gente avverte troppo squilibrio tra percezione mediatica e "percezione reale" , si scopre il gioco, e la prima non ha più effetto, nonostante i tormentoni  riassunti nell'articolo che segue

Il Sole-24 Ore
- 2012-08-18 - Pag. 8

La GdF «ricomincia» da Cortina:
sotto tiro gli affitti

I BLITZ SUGLI SCONTRINI
Nel corso dell'anno si sono succeduti in tutta la Penisola, dalla movida di Milano
al carnevale di Venezia, da Firenze a Napoli

Maurizio Caprino

Da Cortina a Cortina. Nel bilancio dei controlli antievasione in Italia dall'inizio
dell'anno a oggi, la località-vip delle Dolomiti è diventata il simbolo
mediatico dei blitz antievasione in Italia, condotti soprattutto dove si
concentrano persone con un certo reddito e beni di lusso. Così ieri mattina ha
fatto scalpore la notizia che nelle scorse settimane, dopo l'operazione che a
Capodanno ha "inaugurato" la serie dei controlli "sotto i riflettori", la
Guardia di finanza ha chiesto ai turisti che uscivano da appartamenti presi in
affitto i dati dei proprietari e delle agenzie attraverso cui avevano preso
l'alloggio e gli importi pagati.
In realtà – hanno dichiarato dal comando
provinciale Gdf di Belluno – sono stati solo controlli di routine, che si
svolgono non solo a Cortina (in Veneto hanno interessato, per esempio, anche
Jesolo e Caorle) e in tutti i mesi dell'anno. Ma l'operazione di Capodanno, pur
non essendo la prima nel suo genere, ha lasciato il segno. Fino a creare una
specie di psicosi: giusto ieri sera la Guardia di finanza di Lucca ha dovuto
smentire la notizia secondo cui in Versilia sarebbero stati effettuati controlli
bloccando accessi e uscite nei ristoranti e identificando tutti i clienti.
Il
blitz di Capodanno a Cortina aveva portato fino al 300% in più nei ricavi di
ristoranti, bar e negozi rispetto allo stesso giorno dell'anno precedente, ma –
come in tutte le operazioni di questo tipo – un bilancio più compiuto potrà
essere stilato solo quando l'iter di accertamenti (le rilevazioni "sul campo"
devono poi essere integrate da altri riscontri sui soggetti coinvolti ed
elaborate dall'agenzia delle Entrate, che deve stimare il reddito annuo e
l'entità dell'eventuale evasione) e contenzioso sarà terminato.
La serie dei
blitz finiti in bella evidenza nelle cronache era proseguita a Roma, il 14
gennaio, quando fu riscontrato un 47% di irregolarità su 405 controlli,
soprattutto sull'emissione degli scontrini. Il 28 gennaio toccava ai locali
della movida di Milano: in 115 i ristoranti, bar e discoteche gli incassi
registrati in presenza degli ispettori del fisco sono aumentati del 44% rispetto
alle scritture contabili della settimana precedente.
Dopo una puntata il 7
febbraio in agenzie di scommesse di tutta Italia, è arrivato il Carnevale e
sotto la lente è finita Venezia: 800 controlli e 228 violazioni verbalizzate in
materia di emissione di documenti fiscali. Nei giorni successivi ci si è
spostati su obiettivi più popolari: i mercati di Napoli (40 ambulanti sui 50
controllati non avevano nemmeno il necessario per rilasciare scontrini) e
Palermo (irregolarità fiscali nel 60% dei casi, con punte del 94% per gli
ambulanti).
Il 1° aprile si è tornati su beni di lusso: a Firenze, tra gli
orafi di Ponte Vecchio. Ma le irregolarità sono state riscontrate tra i negozi
"compro oro" cittadini, anche se il bilancio dell'operazione è incerto in quanto
la normativa fiscale sul settore ha molti punti controversi.
L'offensiva dei
ponti di primavera è iniziata sul lago di Como il 21 aprile, con 32 violazioni
verbalizzate su 58 controlli. Dal 28 aprile al 2 maggio, gli ispettori si sono
presentati in circa 200 strutture agrituristiche di tutta Italia (soprattutto al
Centro).
Poi, tutta una serie di piccole operazioni di routine, fino al
"ritorno" a Cortina di cui si è saputo ieri. Il sindaco, Andrea Franceschi, pur
dicendo che «le verifiche sono ben accette», teme un'attenzione «quasi
ossessiva» che potrebbe danneggiare il turismo, che dà lavoro a migliaia di
famiglie in zona e chiede l'estensione dei controlli a tutta Italia. Come si è
visto, questa c'è già. Ma resta il dubbio che non siano abbastanza da dissuadere
molti furbetti.

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