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Gli "evasori" , il vizio e la virtù PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

L'opinione pubblIca e le classi dirigenti, intellettuali, politiche, professionali, dell'informazione, dell'analisi e comunicazione sociale, prendono atto dell'inadeguatezza dei tributaristi , o meglio

dell'accademia del diritto tributario, a essere un punto di riferimento per il malessere che serpeggia in Italia nel settore. E che non dipende da "chi ha il potere" che è pur sempre una proiezione del gruppo e delle sua mappe cognitive della realtà. Che nel caso del fisco sono ridumentali, rispecchiando il vuoto pneumatico dell'accademia, dove l'opinione pubblica trova solo quello che già sa, per di più in quel modo complicato e tortuoso che dovrebbe servire a farlo apparire "scientifico". Comunque nel volume "evasione fiscale e tax compliance" a cura di Silvia Giannini e Antonino Gentile, già direttore dell'agenzia dell'emilia romagna, l'accademia del diritto tributario brilla per la sua assenza. Ovviamente nè il volume, nè il convegno da cui derivava, ci hanno persò alcunchè, ma hanno rispecchiato classi dirigenti e opinione pubblica che si arrabattavano , con improvvisazioni sensate. Sensate , ma pur sempre improvvisazioni, anche se più compresibili degli approfondimenti del nulla, privi di senso compiuto, in cui si è rmai insabbiata l'accademia. L'improvvisazione è quella di impostare la spiegazione sulla dialettica tra evasori e contribuenti onesti, virtuosi e viziosi, senza una traccia (salvi fuggevoli passaggi nella relazione del rappresentante ocse). Si innescano così la laceranti e controproducenti recriminazioni sociali che ben conosciamo, e potrebbero essere evitate comprendendo  prima di tutto che “l’evasore” non esiste; nessuno infatti, in nessun paese moderno, sfugge completamente alla tassazione, perché comunque in veste di consumatore finale, fa la spesa al supermercato, paga utenze di gas o telefono, consuma benzina, fuma, gioca alle lotterie pubbliche, utilizza conti correnti bancari. C’è chi sfugge in parte alla tassazione attraverso le aziende perché le incontra solo in veste di consumatore, e non di lavoratore. Gli evasori come tipi umani non esistono, ma abbiamo soltanto individui consapevoli che molto probabilmente nessuno chiederà loro imposte in quanto titolari di determinate forme di ricchezza, ad esempio proprietari di un box dato in affitto, piccoli commercianti, artigiani, professionisti o titolari di piccole organizzazioni.  La ricchezza su cui non si prevede sarà chiesta l'imposta non viene registrata, o viene registrata in misura inferiore, sufficiente a salvare le apparenze, prendendosi una franchigia più o meno ampia, e qui un pò la spregiudicatezza conta. Ma in genere, dove la scelta non è tra adempiere e evadere, e si può graduare la percentuale di adempimento, un pò di cresta la fannno tutti. Infatti un adempimento credibile non potrevve essere contestato, in assenza di prove specifiche, con una modesta rettifica percentuale, accampando che "tanto evadono tutti" coloro che svolgono una certa attività. Sarebbe un accertamento illegittimo, anche se credibile, prima di tutto perchè spingerebbe ad evadere, e trasformerebbe la dichiarazione in una specie di base d'asta col fisco, dove conviene partire più bassi possibile. Ma poi la presenza di dichiarazioni ben poco credibili è un argomento per ritenere viziato l'accertamento che insiste su un dichairato credibile. Comunque i cosiddetti “onesti”, cioè tassati dalle aziende come lavoratori, non ci pensano un secondo ad evadere come proprietari di immobili, come lavoratori autonomi “in nero”, come consumatori che si spartiscono l’evasione dell’IVA coi propri fornitori. L’irrilevanza del “senso civico” è confermata dalla diversità dei comportamenti della stessa persona con riferimento a ricchezze diversamente “visibili” dal fisco; magari si dichiarano i redditi ricevuti da un sostituto di imposta e si evadono quelli conseguiti presso privati;si paga l’ICI, ma si percepisce l’affitto in nero, si dichiara il compenso pagato con assegni, e si evade quello percepito in contanti. Il commerciante sa che il negozio «si vede» e apre la partita IVA, il fisioterapista che lavora nelle abitazioni dei clienti sa di non essere altrettanto visibile e magari non la apre. Si conferma quindi che non esistono “gli evasori” come tipologia umana, ma diverse possibilità di evasione connesse alle varie forme di visibilità della ricchezza, anche facenti capo alla stessa persona. Insomma, il vizio e la virtù non portano da nessuna parte, anzi, spingono a fare la cresta, a pensare che il problema non è l'evasione, ma la capacità di determinare la ricchezza ai fini tributari dove le aziende non arrivano.

Commenti

avatar FaGal
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Concordo pienamente con le riflessioni dell'articolo. Patrimoniale...su cosa? E' interessante questo studio di Bankitalia per capire che l'autotassazion e in questo settore non funzionerebbe: se anche coperti dal segreto statistico, gli esperti dell'istituzion e ci dicono che le stesse statistiche non sono in grado di stimare la ricchezza mobiliare, sottovalutata "volutamente" in sede di rilevazione statistica http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td12/td870_12/td870

L'altro refrain é quello della tax compliance che favorirebbe automaticamente l'incremento l'emersione fiscale. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/le-tasse-aument ano-e-gli-itali ani-evadono-di- piu-dal-rapport o-di-confcommer cio-una-42588.htm
Se così fosse, ci si deve chiedere come mai il gettito da redditi di locazione in conseguenza dell'introduzio ne dell'aliquota fissa (cd. cedolare secca degli affitti), che avrebbe dovuto semplificare il tutto, far emergere il nero, non ha dato alcun risultato (anzi é calato il gettito) e sia stata sfruttata unicamente da chi già pagava regolarmente i tributi sugli affitti riscossi.
La verità é che il diritto tributario, le regole fiscali, non hanno alcun senso se non sono introdotte ed attuate attraverso un sistema di segnalazioni a monte nel momento in cui si genera il presupposto (il controllo a monte e non a valle), conosciuto da chi percepisce il reddito, incassa l'iva...Cosa che si può fare dove ci sono i sostituti e le aziende....Ovviamente dove le aziende non arrivano il tasso di evasione, in assenza di segnalazioni, sarà più elevato e lì andranno concentrati i controlli. Quindi si potrebbe dare una lettura diversa dello studio della Confcommercio indicato al link...L'evasione aumenta non solo perché diventa eccessiva la pressione fiscale, ma perché chiudono quelle imprese medie, medio-piccole, che danno visibilità al reddito generato e distribuito a terzi e gli attori che rimangano sono coloro che per dimensione o tipo di attività sfuggono più facilmente alle segnalazioni fiscali
avatar Fagal
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Per esemplificare in modo un po "horror" i concetti. Si immagini che a causa di un evento naturale o provocato si verifichi un tot di decessi. Per capire quanti sono i decessi (evasori) causati dall'evento ci sono due sistemi. Il primo, quello più preciso, che può sembrare più complicato in prossimità dell'evento, é quello di far inviare dai luoghi di ricovero i decessi che si ritiene collegati all'evento (segnalazioni). L'altro, meno invasivo nell'immediato, é quello di fare una ricognizione a posteriori (controlli dell'Amministra zione a posteriori) nei luoghi di culto, stimando in base a presunzioni quali la data del decesso, l'età del deceduto, il luogo di sepoltura, se é possibile ricollegare il deceduto con l'evento che l'ha provocato. Datevi una risposta su quale sia il metodo più affinato
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