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Autonomi tassati più dei dipendenti? Come confondere le pere con le mele PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   
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Di fronte alle incontestabili possibilità degli autonomi, operanti con consumatori finali, di sfuggire alla tassazione  attraverso le aziende, come del resto farebbe chiunque al posto loro, ci sono criminalizzazioni e accuse, secondo cui i dipendenti sarebbero "gli  onesti" e gli autonomi i possibili "disonesti". Si innesca così una reazione a catena dove
per replicare a queste accuse infamanti si elaborano statistiche improbabili del gettito "del settore autonomo", dove ci sono  ovviamente anche gli autonomi ad alto reddito, come fa la CGIA di Mestre. Oppure si innescano confronti, come quelli di Eutekne, in cui si sostiene che gli autonomi pagano in percentuale di più perchè si paragona il salario lordo del dipendente con il reddito lordo dell'autonomo. Lo si fa prima di tutto furbescamente, prendendo lavoratori a basso reddito, dove le detrazioni per lavoro dipendente pesano di più. Ma sopratutto si confrontano termini eterogenei , cioè il salario  lordo del dipendente e il reddito lordo dell'autonomo. Trascurando che il costo del dipendente è superiore del 30 percento circa al salario  lordo del medesimo. Se si prende il "costo del lavoro", cofnrontato con il reddito lordo dell'autonomo, le cose cambiano. Serenamente, perchè in cambio i dipendenti hanno  una serie di ammortizzatori sociali e coperture di cui l'autonomo è privo. L'apparente differenza su cui si sofferma eutekne è dovuta alla necessità, per l'autonomo, di far rientrare tutto nel reddito lordo (a parte gli stringati contributi di rivalsa del 4 percento, per chi ce li ha). Mentre per il dipendente questa componente di costo "non si vede", essendo a carico del datore di lavoro. I 
contributi a carico del datore di lavoro distorcono il confronto, ma equivalgono, sul mercato, a reddito lordo dell'autonomo. Tanto è vero  che il dipendente invitato  a mettersi "a partita IVA" se ha potere contrattuale, non fattura il  vecchio stipendio lordo, ma il costo del lavoro che rendeva necessario come dipendente, liquidazione compresa magari. Sarebbe quasi da proporre di rendere possibili i confronti in questo periodo di recriminazioni sociali  e di proclami, spesso fuorvianti. Bisognerebbe quindi , a saldo zero, aumentare i salari e mettere tutti i contributi a carico del dipendente. Sarebbe indifferente, ma ci sarebbe maggiore trasparenza. Certo che è buffo tutti schemetti precisini dei professionisti contabili, coi loro numerini che spaccano il centesimo, scivolino poi su bucce di banana concettuali come questa.  Dando un altro contributo alle recriminazioni  sciocche e grossolane tra dipendenti e autonomi, tra nord e sud, che stanno lacerando  questo paese.
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