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Evasione milionaria all'Eni? Come la raccontano i giornali sembra una balla PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Se la leggiamo al di là degli stereotipi, delle allusioni, dello scandalismo  e delle frasi a effetto,  la notizia sull'evasione milionaria all'ENI segue sembra proprio l'ennesima balla. E se non è così vuol dire che l'hanno raccontata male ai giornalisti. A parte che l'evasione "milionaria" riguarderebbe meno di due milioni in 5 anni, cioè niente per l'Eni, basta riflettere un attimo sulla gestione dei flussi finanziari sottostanti per

capire che, semplicemente, i fondi neri non ci sono. Tutto parte dalle tonnellate di benzina dichiarate alla guardia di finanza, per il pagamento dell'imposta di fabbricazione, che come noto funziona " a quantità" , tanti euro alla tonnellata. Bene , secondo  le stime dei finanzieri sarebbe stato dichiarato, caricando e scaricando i camion, un quantitativo  di benzina, soggetto all'imposta, inferiore a quello effettivo. Ammettiamo pure che, pagando un tanto alla tonnellata, si sia evaso un quantitativo relativamente irrisorio di imposta di fabbricazione. Ma questo significa solo dichiarazione di un quantitativo inferiore ai fini dell'imposta di fabbricazione, mentre nulla nell'articolo fa presumere una vendita in nero dell'eccedenza. Perchè questa vendita in nero dovrebbe avvenire a centinaia di distributori, che dovrebbero pagare somme non registrate dall'ENI, gestite dai manager interessati, come se fossero elettricisti o pasticceri. E' probabile che la fantomatica sottodichiarazione del carburante ai fini dell'accisa derivi da divergenze tra calcolo analitico in base alle dichiaraizoni eni e stima indiretta della quantità scaricata da parte dei finanzieri. Anche ammesso che ci sia stata questa sottodichiarazione  essa riguarda l'accisa, ma non comporta alcuna uscita di fondi extrabilancio. Che si potrebbero creare solo avendo ricevute di pagamento dell'imposta artefatte, in modo da far apparire versata una imposta maggiore di quella effettiva, oppure vendendo in nero parte dei prodotti sottostanti, scavalcando le procedure di  contabilità aziendale, del che non c'è alcun indizio. Facciamo un passaggio teorico generale sul collegamento tra imposta di fabbricazione e visibilità fisica, materiale, della ricchezza, mentre il nero si collega alla sua visibilità contabile, e richiede costi fittizi o ricavi omessi. La sottodichiarazione dei carburanti ai fini dell'accisa non comporta affatto che l'eni si abbia venduto in nero la fantomatica eccedenza. Perchè l'IVA, le imposte sui redditi, come del resto il bilancio, sono parametrati agli incassi e alle spese effettive , risultanti dalla contabilità e dai pagamenti. Messa così , quindi, la notizia data dal corriere della sera di ieri è il solito tacabanda sensazionalistico e autodistruttivo sui grandi evasori, perchè la massa ha sete del loro sangue (per legittimare ogni forma di evasione, del resto "se evade l'eni" perchè io no..). Secondo me "il partito degli evasori" ringrazia questi sensazionalismi ,  ma giudicate voi cosa c'è dietro il titolo seguente

altEni: «Evasione fiscale da milioni per fare fondi neri», indagati 2 manager

  

ROMA Un'evasione fiscale da milioni di euro servita per accumulare «fondi neri». È questa l'ipotesi della procura di Roma nell'indagine che riguarda le forniture di carburante dell'Eni e ha tra gli indagati per associazione per delinquere finalizzata all'evasione, due manager e un imprenditore accusati di aver falsificato le «bolle» per non pagare le accise e creare una provvista occulta nei bilanci: l'ex direttore generale della Divisione Refining & Marketing e ora dipendente di Eni Servizi, Angelo Caridi; il manager Angelo Fanelli e l'imprenditore Roberto Turriziani. Sono stati gli investigatori del Nucleo tributario della capitale guidati dal colonnello Cosimo Di Gesù a scoprire il meccanismo illecito che avrebbe consentito per anni di ingannare l'Erario: dai depositi uscivano camion con benzina, diesel o Gpl in quantità maggiore di quella dichiarata. In questo modo l'Eni si faceva pagare il costo reale del materiale, ma ne denunciava una quantità inferiore per non versare le tasse e accantonare il denaro risparmiato. Ieri mattina sono scattate le perquisizioni nella sede di San Donato Milanese, oltre che nelle sette case di proprietà di Caridi a Roma, Reggio Calabria, San Donato e Anzio.
Eccedenze nei camion
Nell'ordine di perquisizione firmato dal pubblico ministero Mario Palazzi è spiegato il «sistema»: «Il Nucleo di Roma calcolava come dal 2007 al 2012 vi fosse stata una commercializzazione in eccedenza di oltre tre milioni di litri di Gpl uscito dalle basi di carico di Napoli e Livorno con un'accisa evasa pari a oltre 444mila euro e dalla base di Gaeta ben 572mila litri di benzine, un milione e mezzo di litri di gasolio e 221mila litri di gasolio ecologico con un'accisa evasa di oltre un milione e 550mila euro». La contestazione di evasione fiscale supera i 2 milioni di euro, ma la stima è che il danno per lo Stato sia ben più alto e su questo si concentrano gli accertamenti tuttora in corso anche per individuare i canali di reimpiego di denaro.

«Piano criminoso»
Scrive Palazzi nel provvedimento eseguito ieri: «Emergono gravi indizi del fatto che all'interno degli uffici quantomeno della divisione Refining & Marketing dell'Eni ubicati in Roma vi siano dei soggetti che ormai da anni evadono l'accise sui carburanti caricati in eccedenza sulle autobotti destinate ai distributori appartenenti o meno alla rete Eni. Ciò avviene necessariamente sulla scorta non di un semplice accordo criminale meramente occasionale o accidentale, ma di un accordo diretto all'attuazione di un più vasto programma criminoso per la commissione di una serie indeterminata di delitti. Risulta infatti come i carburanti in eccedenza vengano comunque fatturati all'acquirente dalla proprietaria Eni e immessi sul mercato». Oltre ai due manager perquisiti ieri, sotto inchiesta c'è sin da giugno il vice di Fanelli, Domenico Elefante, e non è escluso che anche altri possano finire nell'elenco degli indagati.

Il denaro occultato
Le verifiche riguardano i possibili beneficiari del meccanismo illecito, tenendo conto che nel giugno scorso c'erano già state alcune perquisizioni ma nulla è stato evidentemente fatto per modificare il «sistema». Ed è proprio su questo che il magistrato centra i propri sospetti: «È necessario a questo punto comprendere a chi sia destinato il denaro "risparmiato" derivante dal mancato versamento dell'accise su essi dovuta, ben potendosi ritenere, ad esempio, che esse venga impiegato in attività non lecite tratandosi di provento del reato. Certè è, infatti, che nessuno in Eni ha mai assunto iniziative per ovviare anche solo tardivamente agli omessi versamenti dell'accisa e ciò anche dopo che la stessa soscietà è stata interessata dai provvedimenti di ispezione e acquisizione di documentazione emessi dalla procura di Frosinone», che poi aveva trasmesso gli atti per competenza agli uffici della Capitale. Caridi è in pensione, ma gli investigatori ritengono che sia lui il "perno" attorno al quale gira l'affare anche tenendo conto che «sebbene in pensione, risulta impiegato presso Eni Servizi da cui riceve emolumenti pari a 193mila euro. Si segnala che questa società, con sede a San Donato Milanese, è partecipata al 10 per cento dall'Eni».
1 ottobre 2014 | 08:16
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