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Il sonno dell'accademia tributaria produce "mostri sociali" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Sul corriere della sera di sabato 20 luglio leggiamo che "Dolce e gabbana" chiudono "per indignazione" i negozi milanesi per tre giorni, infastiditi dalle dichiarazioni di un assessore secondo cui il comune di Milano

non dovrebbe dare spazi a chi si è macchiato di evasione fiscale. L'episodio rende l'idea della spirale di incubo in cui sta cadendo la pubblica opinione di un paese carente di formazione sociale di base e sprovvisto di referenti per sistematizzare le riflessioni giuridico-economico-aziendali che ruotano attorno all'evasione fiscale. Della morte cerebrale della dottrina, della comunità scientifica, abbiamo già detto, ma quello che la sostituisce è inevitabilmente anche peggiore, perchè senza una organizzazione sensata dei ragionamenti di senso comune, ognuno propone la chiave di lettura che gli viene in mente lì per lì. Ne deriva un "bla bla bla" inconcludente, dove si ripetono sempre le stesse cose, l'editoria specialistica propone l'ordinata e decerebralizzata parafrasi di materiali normativi, i "prof.avv." a costruirsi una immagine per fare parcelle, i funzionari degli uffici a "svoltare le verifiche", gli studenti a svoltare gli esami, i professionisti (con in testa la fortunata minoranza dei prof.avv.) a svoltare le parcelle, i politici a svoltare le conferenze stampa, i giudici a svoltare le sentenze, i giornalisti a fare sensazionalismo, accettabile da tutti eccetto da chi si spaccia per "specializzato". Mi riferisco a un sole 24ore che, per riempire le pagine e vendere qualche copia in più, farfugliare messaggi subliminali che oggettivamente contribuiscono alla disgregazione delle aziende (tra l'altro il suo editore!) da lui presentate come principali indiziate dell'evasione. Tutti sfiorano la tassazione attraverso le aziende, che ha paralizzato quella attraverso gli uffici, impantanandola su quello che le aziende dichiarano, sfiorando appena la ricchezza non registrata.

La società , la classe dirigente resta quindi senza punti di riferimento sul fisco, e si apre la strada alla disgregazione generale del settore, alla paralisi, all'inferno della ricchezza registrata, come quella di D&G, che si sono pagati due pagine di pubblicità sul corriere della sera per spiegare quello che noi avevamo già scritto su dialoghi 3 2013 in proposito, ma non riesco a caricare il file. L'incapacità di conciliare la determinazione ragionieristica della ricchezza attraverso le aziende con la tradizione valutativa degli uffici ha paralizzato quest'ultima, portando al paradiso della ricchezza nascosta, al lacerante "tutti contro tutti", che rende un incubo la vita degli operatori del diritto tributario , e lacerando su una banalità la vita sociale italiana, come si vede da innumerevoli indizi, compreso l'articolo che innesca questo post.

servizio sul corriere della sera del 2o luglio..Vetrine di Dolce e Gabbana chiuse per tre giorni, «per indignazione». La notte, evidentemente, non ha portato consiglio. Dal suo profilo sul social network la rabbia di Stefano Gabbana, piccato per un commento dell'assessore al Commercio Franco D'Alfonso («Non bisognerebbe concedere spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l'evasione fiscale»), continua a tracimare.

Chiuse per protesta le boutique D&G

LA SERRATA - Venerdì mattina le boutique D&G di via della Spiga e corso Venezia non hanno aperto. Con tanto di réclame per spiegare l'insolita serrata: «Chiuso per indignazione. Closed for indignation», a beneficio dei clienti italiani e stranieri a caccia di saldi. Increduli davanti al manifesto del disappunto urlato coram populo. Molti, vigili compresi, si sono fermati a leggere la gigantografia di un articolo pubblicato nei giorni scorsi, dal titolo sin troppo eloquente: «Il Comune chiude le porte a D&G». A metà mattina, una nota dell'ufficio stampa della griffe: «Tutte le attività nella città di Milano, comprese l'edicola di via della Spiga 2, il Martini Bar, il barbiere e il Gold in via Risorgimento resteranno chiuse». Poi una nota degli stilisti Stefano Gabbana e Domenico Dolce: «Indignati per come siamo stati trattati dal Comune di Milano, abbiamo deciso di chiudere i negozi della città per i prossimi tre giorni a partire da oggi (nove esercizi commerciali)». Gli stilisti assicurano però che le oltre 250 persone impiegate nei negozi milanesi «saranno comunque regolarmente retribuite».

Stefano Gabbana attacca il Comune su Twitter

LA VICENDA -Il post di Stefano Gabbana su Twitter («Comune, fate schifo») è arrivato in risposta all'articolo che riportava le dichiarazioni (da capire se off records) dell'assessore al Commercio. Giovedì, i chiarimenti di Palazzo Marino nel tentativo di placare la polemica. D'Alfonso, sempre con un tweet, ha chiarito: «Frase non contenuta in un'intervista, ma estrapolata da una conversazione informale». Non solo. Sul tema più scottante, l'accusa di evasione fiscale, l'assessore si è professato «garantista» e «innocentista». In serata, è arrivata anche una nota del sindaco, Giuliano Pisapia: «Battuta improvvida, ma offese inaccettabili». Pace fatta? La provocazione del day after mostrerebbe il contrario.

LA SOLIDARIETA' DI BRIATORE - Nel coro di cinguettii a favore della protesta, anche un messaggio di Flavio Briatore che, rivolgendosi a Stefano Gabbana, ha twittato: «Hai tutta la mia solidarietà...comune di Milano, grande figura di m....».

SOSTEGNO DA MARONI - Sul caso è intervenuto anche il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che ha espresso la sua disponibilità a valorizzare il lavoro degli stilisti: «Se Dolce e Gabbana avranno bisogno di spazio per le sfilate - le sue parole - siamo pronti a mettere a disposizione gli spazi di Regione Lombardia». Dopo l'apertura, l'invito a seppellire l'ascia di guerra: «Il metodo che noi usiamo è il dialogo, sempre e con tutti. Mi ha sorpreso la reazione di Dolce e Gabbana nei confronti del Comune - ha ammesso Maroni - . Mi auguro che nell'interesse di tutti torni il dialogo, poi ognuno è responsabile delle azioni che fa».

19 luglio 2013 | 17:38

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