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Blocchi stipendiali e simboli sociali PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Le istituzioni si possono anche criticare, ma prima bisogna capire. E quando capire è complesso, è meglio non buttarsi subito sulla critica. Tuttavia che i tagli stipendiali non siano un tributo pare quasi intuitivo. E confonderli esprime un corto circuito tra spese e entrate, con una confusione mentale sugli elementi base della convivenza sociale, una distorsione del ruolo dello stato come erogatore di servizi, ed altre confusioni che traspaiono tutte dalla sentenza della corte costituzionale, riportata e commentata qui su dialoghi tributari, sulla incostituzionalità dei tagli agli elevati stipendi dei dirigenti  pubblici e dei magistrati..guarda caso

anche la maggior parte dei componenti della corte costituzionale, come in questo simpatico video rileva maurizio crozza. Sulla spesa pubblica, non sono tagli che pesano molto, così come non pesano molto le cosiddette spese della Casta. Solo che per gli uomini i simboli sono importanti. Forse si vive di simboli e per la massa di dipendenti pubblici che si vedono bloccato lo stipendio da anni (vedi sotto ) la sentenza della corte costituzionale indicata sopra ha contribuito ulteriormente alla delegittimazione delle istituzioni e alla disgregazione dell'apparato sociale italiano. 

 

Statali, arriva il blocco degli stipendi:
"Nessun aumento fino al 2014"
Un decreto ministeriale fa scattare le previsioni della legge sulla "spending review": sospesi gli effetti dei contratti e congelate le retribuzioni per tre milioni di dipendenti pubblici. Per il settore della scuola c'è anche lo stop agli scatti di anzianità per il 2013. Protesta unanime dei sindacati
Lo leggo dopo

ROMA - Stipendi congelati fino al 2014 per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici. La disposizione era stata prevista nell'ambito del decreto sulla 'spending review', ma adesso a stabilirla è un decreto ministeriale (Economia e Funzione pubblica) che sarà discusso al prossimo consiglio dei ministri, in programma la prossima settimana.

Il testo è stato anticipato da alcune agenzie. "Non si dà luogo - si legge nel provvedimento - , senza possibilità di recupero, alle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013-2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche". Oltre dunque alla sospensione delle previsioni contrattuali, per il personale, "non si dà luogo, senza possibilità di recupero, al riconoscimento degli incrementi contrattuali eventualmente previsti a decorrere dall'anno 2011".

Nel decreto vengono fissate anche le modalità di calcolo relative all'indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017 e ulteriori misure di risparmio, razionalizzazione e qualificazione della spesa delle amministrazioni centrali. "Non si dà luogo, - si legge nel testo - , senza possibilità di recupero, al riconoscimento dell'indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2013 e 2014. Con riferimento al triennio contrattuale 2015-2017 l'indennità di vacanza contrattuale, calcolata secondo le modalità e i parametri individuati dai protocolli e dalla normativa vigenti in materia, è corrisposta
a decorrere dal 2015".

Il decreto ministeriale prevede anche il blocco degli scatti di anzianità per il 2013 per i lavoratori della scuola (personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario). Il provvedimento proroga infatti per l'anno in corso le disposizioni contenute nel decreto 78 del 2010 secondo cui "per il personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola gli anni 2010, 2011, 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti" dai contratti in vigore.

La reazione dei sindacati - Per la Cisl l'ulteriore blocco stipendi pubblici è inaccettabile: "Un'altra proroga al blocco dei contratti pubblici sarebbe inaccettabile" hanno detto i segretari generali di Funzione pubblica e Scuola della Cisl, Giovanni Faverin e Francesco Scrima: le retribuzioni sono già ferme dal 2010, dicono i due esponenti sindacali, "mentre la spesa pubblica continua a crescere". Sarebbe "un atto sbagliato che colpirebbe il bersaglio sbagliato", sostengono, e i lavoratori pubblici "hanno diritto a un rinnovo di contratto così come il privato". La Cisl sottolinea, inoltre, che "tre anni di blocco sono già un tempo intollerabile, che pesa come un macigno sui bilanci di famiglie colpite dalla crisi".

Anche la segretaria generale dell'Fp-Cgil, Rossana Dettori, chiede che il ministero smentisca le indiscrezioni sul decreto: "Sarebbe davvero inopportuno un decreto approvato dal governo Monti a urne chiuse, una forzatura ai danni dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni. Non credo che l'esecutivo uscente possa permettersi di prendere scelte politiche così importanti proprio in questi giorni". Il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, parla di "questione democratica", perché "un atto di tale rilevanza" dovrebbe essere discusso con le organizzazioni sindacali. Nei settori della conoscenza, aggiunge Pantaleo, le condizioni di lavoro "peggiorano quotidianamente, diminuisce il potere d'acquisto dei salari e sono drammatiche le conseguenze dei tagli. Per queste ragioni occorre" rinnnovare i contratti nazionali e tornare "a investire su scuola, università, ricerca e afam. Ma tutto questo non può essere affrontato da un governo in scadenza e senza più alcuna credibilità" conclude il sindacalista.

"Inaccettabile" giudica l'ipotesi di blocco delle retribuzioni e dei contratti fino al 2014 anche il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna. "Le basse retribuzioni degli insegnanti e del personale della scuola - afferma - sono una delle questioni da affrontare con il nuovo governo". Secondo la Uil Scuola è "da 4 a 10 mila euro in meno il divario, rispetto alla media tra lo stipendio di un insegnante italiano, a inizio e a fine carriera, e i suoi colleghi degli altri paesi dell'Unione europea".

"Se confermato - dichiara infine il segretario nazionale dell'Ugl Funzione pubblica, Francesco Prudenzano - , un ulteriore blocco dei contratti, delle retribuzioni e dell'indennità di vacanza contrattuale rappresenterebbe l'ennesimo duro colpo inferto alla categoria. Tutto ciò è impensabile. I dipendenti pubblici vedranno diminuire il loro potere di acquisto, e saranno assieme alle loro famiglie sempre più vicino alla soglia di povertà".
(28 febbraio 2013)

 

600 euro mensili in meno nel 2013. Ecco quanto costa ai dipendenti pubblici il blocco degli stipendi in vigore quest'anno. Conseguenze che diverrebbero ancora più gravose qualora detto stop fosse prorogato anche per tutto il 2014. Secondo quanto denunciato dalla CGIL, nei giorni scorsi è stato infatti comunicato alle Camere un decreto/regolamento volto a interrompere ulteriormente gli scatti di anzianità fino al 31 dicembre del prossimo anno (comparto scuola compreso), con una stima totale di risparmio per le casse statali pari a circa 30 milioni di euro nell'anno corrente, di 740 milioni nel 2015, e di 370 milioni di euro a decorrere dal 2016. "A regime, le retribuzioni perderanno a fine 2013 in termini reali circa 200 euro mensili" sottolinea Michele Gentile, responsabile settori pubblici della CGIL. "Tra il 2010 e il 2012 le retribuzioni dei travet non hanno recuperato l'8,1% di aumento dei prezzi che si è registrato nel periodo – prosegue Gentile – insieme allo scarto tra inflazione programmata e reale che c'è stato nel biennio precedente. La stima per il costo del lavoro tra il 2011 il 2014 è di un calo di sette miliardi con il passaggio da 169 a 162 miliardi".

Più specificamente, il provvedimento in questione dovrebbe prevedere:

il blocco delle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013-2014, senza possibilità di recupero;
il fermo al riconoscimento degli incrementi contrattuali eventualmente stabiliti a decorrere dal 2011;
la proroga fino al 31 dicembre 2014 del blocco della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti;
ed infine lo stop – senza possibilità di recupero – degli incrementi riconosciuti a titolo di indennità di vacanza contrattuale.
Una serie di disposizioni che andrebbero dunque a colpire molteplici aspetti contrattuali e retributivi del lavoro pubblico. Al momento, la questione è nelle mani del Parlamento ed, in particolare, delle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro, anche se la decisione definitiva sul regolamento spetta al nuovo Governo che ha ereditato questa questione delicata dal precedente Esecutivo Monti il quale, in realtà, aveva già ritenuto come confermati i tagli in esame. Di conseguenza, nel caso in cui il Governo Letta intenda andare contro quanto disposto dal suo predecessore, sarà necessario trovare le risorse finanziare a copertura di tale decisione.

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