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Monti, gli evasori e gli inquisitori PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Mario Monti è una brava persona, presentabile, equilibrata, come ce ne sono tante altre. Però è vero che le istituzioni, da un certo punto di vista, rappresentano la condizione mentale di un paese. Perchè anche Monti, proprio come tanta altra parte della nostra opinione pubblica, sembra proprio disorientato sull'evasione fiscale. Non sulla percezione del fenomeno, che senza dubbio esiste, nè nella sua valutazione negativa ci mancherebbe altro. Però cade sulle terapie quando parla di "guerra" e di "psicologia del guerriero" , nella lotta all'evasione. E questo paradossalmente proprio dopo 

aver indicato il pericolo del "ritorno dei populismi". E la psicologia del guerriero contro l'evasione non è forse un populismo? Il semplicismo sulle terapie svela quello sulle cause riduttivamente spiegate con la formula della "gente cattiva", in questo andando  incontro a un'altra tendenza al populismo, come quella di spiegare i disastri trovando un colpevole. Dare la colpa a un "cattivo" contro cui essere "in guerra" è uno stratagemma classico della comunicazione politica "populista". Senza vergogna nel paragonare la richiesta delle imposte dove le aziende non arrivano nientepopodimeno che alla lotta al terrorismo, come se pasticceri e calzaturieri fossero "terroristi" ...prima diceva ladri, adesso "terroristi"...cui il potere pubblico non riesce a trovare un modo di chiedere le imposte. Pur venendo investito di un potere e di una legittimazione enorme, perchè qualunque stupidaggine che fa è ok perchè "STA LOTTANDO CONTRO I TERRORISTI". Nasce così un enorme potere della burocrazia fiscale rispetto alle strutture produttive; gli operatori economici   non devono solo registrare, ma devono anche qualificare giuridicamente quello che registrano e agli uffici basta dire che "è registrato male" per trovare "maggiori imposte dovute" dappertutto. E quindi per bollare chiunque come "evasore", perchè nessun operatore economico è immune dalle contestazioni interpretative sul regime di quello che ha dichiarato. A questo punto, l'unica soluzione per chi può è nascondere, e l'unica certezza è corrompere. Con l'evasione che diventa un palliativo sociale, rivoltato però contro la parte produttiva del paese, cioè gli operatori economici, che creano lavoro e ricchezza, ed è giusto che paghino le tasse...ma dove le aziende, che fanno gli esattori del fisco, non arrivano, bisogna che vada a chiedere le imposte qualcun altro. E qui si scopre che, rispetto alla sistematicità di richieste amministrative ricevute, i nostri operatori economici sono molto più onesti di quello che sembra. E che la lotta all'evasione è un modo per mascherare una delle tante disfuzioni della macchina pubblica di questo paese, dalla sanità, all'istruzione, alle infrastrutture, fino alla determinazione tributaristica della ricchezza dove le aziende non arrivano. Non c'è una privata perversione, ma una pubblica disfunzione, a sua volta dipendente da una debolezza generale dell'opinione pubblica sui temi economici e macroscopicamente su quelli tributari. Insomma, il problema non è il pasticcere che non paga, ma lo stato che non sa organizzare la richiesta in modo abbastanza sistematico.  

Invece di riflettere su questo tutti tornano sempre sui capri espiatori, Monti compreso. Senza rendersi conto che poi le tensioni ricadono  sulle aziende, e disgregano la società. di avviare una spirale che ricade sullo sviluppo, sulla crescita, sulla creazione di ricchezza. Perchè il capro espiatorio per scaricare tutta la tensione sociale dell'evocazione bellica sono "le aziende" , non gli imprenditori come persone, ma le organizzazioni aziendali. Il tono è quello dei vecchi  inquisitori che proponevano diagnosi della Peste, o delle peggiori  disgrazie sociali e accusavano chiunque non fosse d'accordo con la loro  diagnosi  di essere "per la peste". Chi  pensa che il diavolo  non esiste è un inviato del diavolo, e chi pensa che "gli evasori non esistono" è un amico degli evasori. Non è un problema che dipende dalle istituzioni, neppure dal primo ministro di turno, ma da chi  ha privato l'opinione pubblica di  qualsiasi punto di riferimento in materia di evasione e tassazioone. Invece che "manette agli evasori" se vogliamo uscire dal tunnel bisognerebbe dire ...manette ai......immaginate un pò fa pure rima...   

Commenti

avatar Simone Covino
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La sensazione, leggendo le dichiarazioni rilasciate oggi da Monti circa le solite riforme non fatte "dai governi precedenti", è che anche lui si stia facendo tentare dalle chiavi di lettura populistiche. Il che per un tecnico fa strano, ma per un politico puro in pre-campagna elettorale è ahinoi la norma.

La metamorfosi di Monti è quindi completa: si va alla guerra santa, contro gli evasori e in nome dello spread. È un peccato, perché un "Paese in via di inviluppo" come il nostro avrebbe necessità di affrontare il tema della richiesta delle imposte con maggiore consapevolezza teorica.
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