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Home Le schizofrenie sociali dalla "lotta all'evasione" alla "valutazione tributaria della ricchezza"
dalla "lotta all'evasione" alla "valutazione tributaria della ricchezza" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Far salire la pressione fiscale al 55 percento è un gioco di prestigio, per cui basta confrontare le entrate fiscali , anzichè col "Pil complessivo", aumentato dalla stima della ricchezza fiscalmente non registrata , col solo PIL fiscalmente registrato, al netto dell'evasione. In questo modo l'ufficio studi confcommercio , in un convegno del 19 luglio, ha fatto schizzare la pressione fiscale dal 44 percento al 55. Il convegno di confcommercio è stato  ripreso dalla stampa con  

divagazioni sulle solite cose, l'eccessività delle aliquote e le centinaia di miliardi di ricchezza non registrata. L’opinione pubblica non sa spiegarsi il perché di questa evasione gigantesca , e si lacera tra "gli onesti e i disonesti", aliquote eccessive, controlli insufficienti, tanto per dare la colpa a qualcuno, trovare qualche risposta per tornare ai mille altri problemi della cronaca, della politica, dell’economia e dell’esistenza..salvo ritrovarsi dopo qualche mese a fare gli stessi discorsi, di anno in anno, e sono ormai passati decenni. Da quando la tassazione attraverso le aziende spacca il paese tra la ricchezza tassata al centesimo dagli uffici contabili e quella flessibile, cui nessuno chiede le imposte ..si certo c’è la gazzetta ufficiale , ma le imposte si chiamano imposte perché si può presentare qualcuno a chiederle..in carne e ossa. Le organizzazioni amministrative, gli uffici ragioneria lo fanno per contro del fisco, gratis. Dove loro non arrivano, coi loro conti e i loro documenti, manca una richiesta del fisco del fisco adeguatamente sistematica. Gli uomini del nostro fisco, in proporzione a quelli di altri paesi, sono molti (Agenzia, Equitalia, Guardia di finanza), però il loro intervento si disperde , riflettendo le confusioni dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Che cercano di replicare la tassazione ragionieristica dove le aziende non ci sono, coltivando idee estemporanee come il contrasto di interessi, fantasticando di casalinghe “che scaricano” fiscalmente le pastarelle della domenica per tassare il pasticcere, di manette agli evasori, di spesometro, di Serpico, di cartelle pazze. Si gira attorno agli stessi discorsi da trent’anni, e la prima campagna di recriminazioni reciproche e’ del 1984 ai tempi del ministro Visentini, dove ci fu persino una serrata dei commercianti. La sensazione di restare sempre al punto di partenza , facendo gli stessi discorsi, è fastidioso e frustrante per l’opinione pubblica, che si chiede se si riuscirà mai a cambiare. Ma per cambiare è lei che deve capire da dove viene il gettito che entra, e quindi da dove potrebbe entrare quello che si perde. E’ lei che deve capire che non ci sono “gli onesti e gli evasori” e che nessuno evita di pagare tutte le imposte, perché farà pure la spesa al supermercato, il pieno di benzina, pagherà le utenze, avrà un conto bancario, e una macchina, e su tutto questo qualcosa paga, mentre magari il professore di scuola dà ripetizioni in nero e l’impiegato ministeriale fa il secondo lavoro il pomeriggio. L’opinione pubblica deve mettere al bando la guerra di religione tra onesti e disonesti, e e smettere di usare l’evasione, o la lotta all’evasione, come capro espiatorio. Se vogliamo riequilibrare il fisco dobbiamo anzi smettere di parlare di “lotta all’evasione”, come capro espiatorio, perché il problema è di organizzare una sistematica richiesta delle imposte dove le organizzazioni amministrative aziendali non arrivano a fare gli esattori del fisco, oppure sono troppo deboli per contrastare il titolare che vuole nascondere quote di ricchezza. Il problema è la sistematicità, la snellezza, l’incisività, il pragmatismo della determinazione della ricchezza da parte degli uffici tributari, che presenta disfunzioni molto simili a quelle di tante funzioni pubbliche, dalla cura dei malati, all’educazione dei giovani, alla costruzione e manutenzione di infrastrutture, alla tutela dell’ambiente, allo smaltimento dei rifiuti, alla gestione dei flussi migratori, alla pianificazione urbanistica e territoriale. Il problema non è nei privati che non pagano le tasse perché “sono cattivi”, ma del sistema pubblico che non sa controllare il territorio dove le aziende non arrivano…anzi si accanisce con contestazioni speciose proprio su quanto le aziende registrano. Il problema non è la lotta all’evasione , ma la richiesta delle imposte. Perché le organizzazioni si possono “tassare per legge”, ma le persone senza organizzazione , o che la controllano , non pagano finchè non vedono qualcuno, nella cerchia delle loro conoscenze, che è stato controllato Senza accanimento vessatorio, ma con sistematicità e capacità di stimare per ordine di grandezza la ricchezza non registrata. Per poterlo "fare", prima bisogna "capire".

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