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meno male che ci sono gli arcivescovi PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Mentre  l'accademia processual-leguleia invoca le autorità e al tempo stesso le maledice, appiattendosi sulla politica, almeno qualche considerazione di buonsenso sulle tasse e l'evasione viene dalla chiesa, che dopotutto ha una tradizione di qualche migliaio di anni...certo non si può prentendere che l'arcivescovo capisca la tassazione attraverso le aziende, ma

nè che capisca la necessità di una valutazione amministrativa perchè le tasse siano "eque", nè che capisca quanto il legalismo abbia appittito il buonsenso, finendo per atrofizzare le capacità di intervento della nostra più grande azienda, cioè i pubblici uffici. Sono convinto però che, spiegandogli queste cose, ci arriverebbe.   Lo stesso non si può dire per gli addetti ai lavori, l'accademia tributaristica ormai cerebrolesa dall'appiattimento del diritto sulla legislazione, agli adetti ai lavori frastornati dalla professione oppure incattiviti da non si sa cosa, forse l'età. mah...eppure non è difficile "valutare per ordine di grandezza dove le aziende, con la loro determinazione contabile, non arrivano. 

Il Sole-24 Ore - 2012-05-06 - Pag. 1

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STATO, ECONOMIA E CITTADINI

Pagare le tasse è un dovere etico, purché siano eque

Bruno Forte

Stringere la cinghia quando le cose vanno male è giusto: lo sa ogni famiglia responsabile. Lo sanno in generale gli italiani, popolo di lavoratori e di risparmiatori, la cui notevole capacità produttiva è basata sulla qualità del lavoro, sull'affidabilità delle competenze, sulla capacità di pensare al futuro misurando l'oggi sul domani. Dunque, è comprensibile come la terapia d'urto del Governo salva-Italia non abbia di per sé provocato quel rigetto immediato e generalizzato, che alcune frange estreme avrebbero voluto e sperato. È comunque in atto una ricerca della misura legata al principio di equità, ampiamente richiesta dai più: ne sono prova i disagi di queste settimane intorno alle proposte avanzate per uscire dalla crisi e promuovere la crescita, riscontrabili fra le stesse forze politiche che sostengono il premier. È questo senso della misura fra rigore, equità e sviluppo che vale la pena di esplorare brevemente, soprattutto nel suo profilo etico. Perché l'incontro di economia ed etica - proposto in maniera articolata e convincente dall'Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate - trova proprio qui un "caso serio" di verifica tutt'altro che teorica o senza conseguenze. Sono tre i principi cui vorrei accennare: il dovere morale di pagare le tasse; l'esigenza etico-sociale che esse siano eque; l'affidabilità delle garanzie offerte da chi governa e dal quadro economico-politico generale circa il buon uso del denaro pubblico. Che pagare le tasse sia un preciso dovere morale dovrebbe essere un'evidenza: come tutti hanno il diritto di beneficiare dei servizi offerti dallo Stato, per quanto più o meno efficienti essi possano essere, così ciascuno in rapporto alle proprie possibilità deve contribuire ai costi che tutto questo comporta, dall'istruzione alla tutela e cura della salute, dalle reti di comunicazione all'assistenza ai più deboli e alle garanzie dovute all'anzianità. Dove l'equilibrio fra servizi e risorse fosse minato da una parte o dall'altra, ci troveremmo di fronte rispettivamente all'assistenzialismo o all'enfatizzazione anarchica dei diritti di alcuni. Il "bene comune" si realizza precisamente nell'offerta adeguata e il più possibile alta dei servizi, supportata da una partecipazione alla spesa che sia responsabile e commisurata alle possibilità di ciascuno. In questo senso, l'evasione fiscale è una forma di furto al bene di tutti, una colpa morale frutto di egoismo e di avidità, una negazione di quell'esigenza di solidarietà verso gli altri, specie i più deboli, che deve regolare la società e l'impegno dei singoli. In riferimento al Decalogo - grande codice della coscienza morale universale - chi evade le tasse trasgredisce il settimo comandamento, "Non rubare!", con l'aggravante di farlo a discapito soprattutto dei più deboli e bisognosi. Affermato il dovere morale di pagare le tasse, occorre richiamare un secondo principio non meno importante: che le tasse siano eque! L'equità è misurata da parametri oggettivi e soggettivi: ai primi appartengono le urgenze congiunturali. Dove il bene comune è minato da una crisi socio-economica generale - come sta avvenendo ora nel "villaggio globale" e nel nostro Paese in particolare - è giusto che sacrifici siano fatti da tutti. Sul piano soggettivo, tuttavia, essi vanno commisurati alle effettive risorse e possibilità di ciascuno: chiedere a tutti lo stesso prezzo secondo un apparente criterio di giusta ripartizione, è in realtà somma ingiustizia (è quello che avviene di fatto col rialzo dell'Iva, che finisce col colpire diffusamente tutti e specialmente chi meno ha e può dare!). Chiedere di più a chi ha di più è invece la misura equa che è necessario mettere in atto: e l'accortezza sta qui nel domandare di più specialmente a chi dispone di grandi risorse e gode di un'ampia gamma di beni superflui o non strettamente necessari. Così, ad esempio, le tasse sui beni immobili sono necessarie: tuttavia, se a essere colpiti gravemente sono i piccoli risparmiatori che con sacrificio sono giunti al possesso della propria casa o hanno investito i risparmi di una vita su un bene modesto destinato ai loro figli, ciò può costituire una grave forma di iniquità, specialmente se al contempo non viene richiesta una maggiore contribuzione a chi più possiede (ad esempio nella forma di una patrimoniale consistente sulle grandi proprietà) o non viene dato l'esempio di rinunciare a privilegi e benefici da parte di chi ne dispone in forza del mandato politico ricevuto. Come affermava Giuseppe Toniolo, l'economista cattolico beatificato lo scorso 29 aprile: «Chi più può, più deve; chi meno può, più riceva». Il principio di equità è un criterio ispiratore doveroso, da mettere in atto con grande accortezza, con forte senso della verità e mediante una giusta ripartizione dei sacrifici. Se si deve dare atto al presidente del Consiglio Mario Monti di richiamare questo dovere continuamente come compito e meta cui tendere, bisogna augurarsi che le forze che lo sostengono siano pronte ad anteporre l'equità a qualsivoglia interesse di parte. C'è infine un terzo orizzonte etico da tenere presente nel ricorso alla pressione fiscale: l'affidabilità delle garanzie offerte da chi governa riguardo al buon uso del denaro pubblico. Ciò che proviene dalla contribuzione dei cittadini va speso al servizio del bene comune: sprechi, leggerezza ed errori nella spesa pubblica, corruzione e indebite appropriazioni, vanno combattuti con tutti i mezzi legittimi. In questa luce, la cosiddetta "spending review" va considerata un impegno etico-sociale cui non è lecito sottrarsi: come chi fa la spesa in tempo di crisi è più che mai attento anche alla minima differenza di costi, così la revisione della spesa pubblica nei vari settori va perseguita con competenza, assiduità e rigore. Lo spreco del denaro pubblico è offesa specialmente ai deboli e ai poveri! Lo spettacolo vergognoso, poi, di risorse pretese in nome di rimborsi elettorali e utilizzate da varie parti per foraggiare egoismi e avidità di singoli e di gruppi, impone il dovere morale di correggere questo sistema di spesa del denaro pubblico, che un referendum aveva cacciato dalla porta, e un successivo intervento legislativo ha reintrodotto dalla finestra. Un supporto proporzionato e limpidamente controllato alla vita dei partiti in quanto strumenti di democrazia è certamente concepibile: quanto però va emergendo va oltre ogni più pessimistica ipotesi di cattivo uso del denaro pubblico! Occorrono dunque un'azione di governo e una volontà politica dichiarata e trasparente che diano ai cittadini il senso dell'affidabilità di chi gestirà di fatto le risorse provenienti dal contributo di ciascuno. Anche così l'etica viene a salvare l'economia: e il sussulto morale più volte richiesto appare più che mai urgenza indilazionabile, disattendendo alla quale si compromette l'avvenire di tutti. Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto © RIPRODUZIONE RISERVATA

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