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Scritto da Raffaello Lupi   

La tassazione si trova in una specie di "buco nero" tra un diritto tributario che parafrasa i materiali (qualche volta complicandoli) ed un'economia  che formalizza i comportamenti umani in formule e grafici. Queste formule semplificano (ma sarebbe meglio  dire "banalizzando" )  la molteplicità e l'interdipendenza delle cause dei comportamenti umani in materia fiscale come in altre. Dopo aver ricevuto "legittimazione scientifica" con questi

 esercizi formali, l'economia affronta però i tributi con i soliti ragionamenti qualitativi svolti dagli studiosi della convivenza sociale, dai giornalisti, dagli uomini delle istituzioni, dai rappresentanti sindacali e di categoria, Quindi anche l'economia parla degli evasori che sono disonesti, delle aliquote troppo alte, delle sanzioni, del senso civico e via enumerando. Con un approccio timidissimo verso gli aspetti aziendali e normativi, con una fiducia quasi religiosa verso la politica, anche da lei criticata e invocata, in un modo molto simile a quello dei giuristi. Entrambi trascurano che la politica è solo la proiezione delle categorie concettuali, delle credenze, diffuse nel gruppo sociale, che ne rispecchiano la consapevolezza.

Serve invece una analisi quantitativa dei fenomeni qualitativi, cioè delle aziende, degli autonomi, dei titolari di redditi fondiari, di capitale etc.. Gli economisti dovrebbero passare dai grafici ai numeri, dando un peso specifico ai fenomeni di cui parlano i giuristi. Dal famigerato idraulico, al negoziante, all'avvocato, al ristoratore, al produttore di saponette, di bevande, etc.. Per "fare ricerca" nelle scienze sociali occorre abbinare all'analisi dei comportamenti anche l'indagine sul loro peso  qualitativo sulla convivenza sociale. Avvalorando le proprie interpretazioni con una ricerca il più possibile completa dei dati. Che prima di tutto, nel nostro  mondo  fiscale, sono quelli  dell'anagrafe tributaria, e poi quelli dei controlli, e dei contenziosi. In una democrazia, questi dati sono un elemento di trasparenza e di controllo fondamentale da parte dell'opinione pubblica della qualità e quantità dell'attività statale.

In uno studio con Alessandro Santoro cercheremo di associare alle statistiche delle dichiarazioni, pubblicate dal ministero dell'economia, il gettito acquisito attraverso  le aziende, sui redditi, sui consumi , sul patrimonio, sui frutti del risparmio. Occorre anche destrutturare i dati dichiarati dai piccoli commercianti e artigiani, quelli dei controlli fiscali, Per capire forse che gli autonomi, rispetto alla possibilità effettiva di controllo da parte del fisco, dichiarano anche troppo. Per capire in quale misura i controlli fiscali "si sprecano" sul regime giuridico di vicende dichiarate o comunque registrate. Per capire se è vero  che il problema vero del tributario non sono le questioni di diritto sulla ricchezza registrata, o comunque visibile, cui  si dirige la maggior parte dei controlli, ma la ricchezza non registrata. Bisogna capire a quanto può ammontare davvero questa ricchezza, che è un frutto del lavoro, ed anche della prospettiva di sottrarla alle pretese del fisco. Insomma, i dati sulla convivenza sociale, in ciascun settore,  sono una parte indispensabile del bagaglio necessario perchè l'opinione pubblica non autodistrugga la propria organizzazione sociale. Cosa che in materia tributaria già sta succedendo.

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