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La grande evasione del carciofaro PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Le piccole e medie imprese sono la struttura produttiva dell'Italia? Bene , raccontiamo la storia di una delle tante. Che ha alcune decine di dipendenti , produce sottaceti, carciofini arrosto in vetro e simili, tendenzialmente per la grande distribuzione (che li rivende con marchio proprio). Il fatturato la colloca fiscalmente nelle "medie imprese" (cioè sopra 5 milioni di euro), cui corrisponde un utile

dichiarato di poche decine di migliaia. Non siamo già più nel "lavoro indipendente", perchè l'organizzazione è autosufficiente rispetto al titolare, e quindi nel complesso è più fiscalmente credibile, meno facile da valutare  "a occhio". Al tempo stesso però è la classica organizzazione in cui il padrone riesce a scavalcare i processi amministrativi a beneficio proprio o di alcuni collaboratori fidati, con cui intrattiene un rapporto paternalistico all'italiana. Il tutto è un pò "pecoreccio" come si addice a ex contadini, ma già si affacciano quelli che al paragrafo 5.9 del manuale di diritto amministrativo dei tributi definisco "indizi contabili", cioè gli acquisti. Ci sono infatti acquisti di ortaggi sproporzionati rispetto alle vendite, prevalentemente indirizzate alla grande distribuzione, che ovviamente chiede fattura e paga con bonifico.  Domanda angosciosa: che fine hanno fatto i carciofini in esubero? Dove hanno messo i cetriolini in eccedenza?. I verificatori neppure fanno delle ipotesi su dove potrebbe essere la ricchezza non registrata, cioè su quali potrebbero essere le falle di un sistema chiuso "a valle" da clienti affidabili, e recitano una litania di normativa e una cortina fumogena di giri di parole, al termine della quale accertano ricavi non registrati (non importa se pochi o tanti, ma comunque ragionevoli) senza dire come potrebbe essersi prodotta l'evasione (verosimilmente vendite in nero verso soggetti non  interessati a documentare gli acquisti). Nell'avviso d'accertamento neppure si ipotizza la naturale ragione del "quasi pareggio fiscale" tra acquisti di carciofi e vendite, neppure si rileva che i carciofi non si conservano e non si presume l'esistenza di una consistente quota di "ricavi neri", visto il ricarico immanente nel processo di trasformazione da prodotto agricolo a sottaceto. Viene naturale chiedersi perchè avessero acquistato "In bianco" , oltretutto da fornitori presumibuilmente agricoltori, prodotti destinati a essere poi venduti parzialmente in nero. La risposta è un riflesso della tassazione attraverso le aziende, dove per non perdere il controllo si rischiano anche rilievi fiscali. Neppure ci avranno pensato, ma istintivamente preferivano  esporsi a una contestazione fiscale che farsi imbrogliare dai collaboratori, perchè anche in un contesto paternalistico fidarsi è bene  ma non fidarsi è meglio.  Magari il nostro carciofaro neppure ha mai riflettuto sull'azienda come gruppo sociale, organizzazione pluripersonale. Lui non si fa domande filosofiche se gli evasori siano ladri e se il reddito lordo sia prima dello stato e poi di nostra proprietà, dopo che abbiamo pagato le tasse. Lui mette sottaceti nei barattolini di vetro, attività socialmente molto più utile e comprensibile di quella di tanti professori che parlano senza dire nulla. 

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