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La salvezza dellItalia e il fisco nel manifesto delle imprese PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Nel leggere il manifesto delle imprese per salvare l'Italia, cui si riferiscono le agenzie di stampa, non mi è sembrato di vedere proposte fiscali, il che depone a suo favore, perchè non c'è molto da dire, ed il nostro problema fiscale è tecnico, ma non di arzigogolata tecnica fatta di casi limite, che ognuno respinge, infastidito e annoiato, quando non lo riguardato. Il nostro problema è deteminare la ricchezza, ai fini tributari, in modo accettabilmente perequato, senza compromettere la coesione sociale, cioè, come diciamo

 

sempre, di richiesta delle imposte dove le aziende non arrivano. La prima soluzione è quella di non parlare più di "lotta all'evasione", ma di richiesta delle imposte" , perchè la "lotta all'evasione drammatizza la valutazione degli uffici, che non a caso si stanno comportando come il pastore che fa la guardia al cane mentre le pecore scappano. Ora, siccome le aziende fanno da esattori del fisco per la quasi totalità del gettito fiscale, tanto vale non dire nulla, anche se una cosa la si sarebbe potuta dire. Cioè che il cattivo funzionamento generale dell'organizzazione pubblica italiana trova conferma, al di là dell'efficienza e della buona volontà dell'agenzia, che è migliore amministrazione pubblica in Italia. anche in materia di richiesta dei tributi. Però le aziende sbagliano a non parlare del problema, perchè sono loro gli esattori del fisco, e sono caricate di grandi costi di adempimento, e poi fanno anche da parafulmine delle tensioni sociali create dalla spiegazione moralistica dell'evasione. Dove si sfoga l'antagonismo per la proprietà privata dei mezzi di produzione, il desiderio di "pubblico" di "governo della politica", in una specie di via fiscale alla socialburocrazia, in un malinteso ugualitarismo che appiattisce tutto nella povertà, ma dà il potere a chi sa "manovrare il popolo"

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Marcegaglia: un manifesto in cinque punti "per salvare l'Italia"

Gli industriali sulla manovra: non c'è niente che riduca la spesa dello Stato

 

Firenze, 23 set. (TMNews) - Nella manovra del governo, "non c'è niente che riduca la spesa dello Stato". Con questa premessa, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha illustrato agli imprenditori toscani riuniti a Firenze, i punti chiave di "un documento che dica quali sono per noi le riforme da fare". In primo luogo, c'è l'obiettivo della "riduzione della spesa pubblica". Per Marcegaglia, non servono "i tagli lineari, ma bisogna guardare alle singole cose, costo per costo".

Viene poi la "riforma delle pensioni". "Non è possibile - ha ribadito - che un Paese con i problemi che abbiamo noi, mandi le persone in pensione a 58 anni, con assegni molto alti, mentre domani i giovani ci andranno a 70 anni se non di più, con assegni pari alla metà di adesso. Non è possibile". Sempre nell'ambito del secondo punto, il rapporto tra fisco e impresa: "dobbiamo abbassare il cuneo contributivo fiscale, a partire proprio dai giovani", ha detto Marcegaglia, che lancia un appello per "iniziative serie e concrete". La riforma delle pensioni, quindi, "non deve penalizzare i giovani".

Per ridurre la spesa pubblica, ha continuato Marcegaglia, "cominciamo a vendere patrimonio pubblico, questo può essere utilizzato per abbassare il debito e levare l'ingerenza del pubblico nell'economia". E' urgente poi "un piano di privatizzazioni e di liberalizzazioni serio". "Nell'ultima manovra - ha accusato Marcegaglia - sono stati citati alcuni capitoli sulle liberalizzazioni, ma se andiamo a vedere cosa c'è, non c'è niente". Inaccettabile, per il presidente di Marcegaglia che esistano ancora "le tariffe minime: non è giusto che ci sia un pezzo del paese che lavora nel libero mercato e un altro pezzo che è protetta e ha le tariffe minime e scarica sugli altri i proprio costi". Quanto alla "liberalizzazione dei servizi pubblici locali, tutto questo aiuterebbe a far crescere l'economica del Paese".

Il quinto e ultimo punto, le infrastrutture. Il presidente di Confindustria ha chiesto di "levare i vincoli burocratici e di testa che impediscono a investimenti magari già finanziati da pubblico e privato".

riete politica, una nuova forma di antagonismo sociale, e non importa se ostacola la richiesta delle imposte, se avvelena i rapporti sociali, se rompe la coesione, perchè proprio a questo serve

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