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Home Economia, diritto e tassazione Robin tax, la Corte fa le pentole ma non i coperchi
Robin tax, la Corte fa le pentole ma non i coperchi PDF Stampa E-mail
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Economia, diritto e tributi
Scritto da Dario Stevanato   
Giovedì 14 Maggio 2015 16:27

Ho già avuto modo di criticare la sentenza n. 10/2015 della Corte Costituzionale sulla Robin Hood Tax, sia su questo sito che in un articolo in corso di pubblicazione su Dialoghi, nella parte in cui sono stati limitati gli effetti temporali della sentenza a partire dalla data del suo deposito, con vanificazione del diritto al rimborso dell'imposta dichiarata incostituzionalità. E diffuse critiche sono giunte anche dai costituzionalisti, che si possono leggere qui.

La novità di oggi è che la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, che aveva emanato l'ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale, nel riassumere il processo ha deciso di concedere il rimborso richiesto (trattasi della sentenza n. 217 depositata il 14 maggio 2015), sulla base di una ricostruzione giuridica della pronuncia della Corte che, a caldo, non fa una grinza. 

Da un lato, infatti, i giudici emiliani rilevano che il dispositivo della sentenza della Corte non fa altro che parafrasare l'art. 136 Cost. sulla cessazione dell'efficacia della norma dal momento della pubblicazione della decisione, applicandosi dunque - come sempre accade - a tutte le fattispecie ancora pendenti, non avendo esplicitato nel dispositivo alcunché in deroga a tale principio, come fatto invece in altre occasioni.

Dall'altra, rilevata una contraddittorietà tra "motivazione" e "dispositivo" della sentenza, giacché nella prima si rinviene quella limitazione temporale degli effetti che non compare invece nel secondo, i giudici emiliani altrettanto correttamente ritengono applicabile il principio generale di prevalenza del dispositivo sulla motivazione, anche perché non rinvengono una esplicita ragione per non applicare al giudizio a quo la norma dichiarata illegittima, trattandosi di una regola consustanziale ad un giudizio di costituzionalità costruito in termini incidentali. E aggiungerei che, se così non fosse, sarebbe compromesso il diritto di difesa (art. 24 Cost.) del ricorrente in via incidentale.

Dunque, concludono i giudici di Reggio Emilia, "sia per la letteralità del dispositivo, che nulla specifica in ordine ad una difforme modalità di applicazione della sentenza ai casi pendenti... sia per l'illegittimità della motivazione della sentenza... la norma dichiarata illegittima non può risultare applicabile nel presente giudizio".

Certo, ora l'Agenzia delle Entrate farà appello, e vedremo come si concluderà tra qualche anno la vicenda in Cassazione. Però mi pare vada segnalato come la presenza di un "potere" decisionale diffuso, come quello che risiede presso i singoli giudici, spesso accusati di decidere a capocchia, si dimostri molte volte un importante elemento democratico e di sindacato anche, per così dire, secondo una logica rovesciata, in cui sono i giudici delle Corti inferiori a dover prendere le distanze e correggere gli "infortuni" (chiamiamoli così, per usare un eufemismo) delle Corti Superiori.

 

 

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