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Fiscalisti d'azienda: i veri esattori siamo noi PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Nessuno si è mai chiesto da dove viene la maggior parte del gettito tributario di 400 miliardi? Lasciando stare l'apparato pubblico, che prende le imposte sui suoi milioni di dipendenti, in una sostanziale partita di giro, il grosso  viene dai 4000 contribuenti di grandi  dimensioni. Si , appunto, quelli che subiscono il tutoraggio fiscale perchè sfruttati anche nella scomoda posizione mediatica di "grandi evasori", valvola di sfogo del malessere collettivo, della responsabilità da attribuire a uno che assuma su di sè tutti  i mali del fisco...beh alcuni responsabili fiscali delle più grandi  aziende italiane vogliono cominciare a dire chiaro e forte

che le loro aziende non sono "grandi evasori", ma piuttosto "grandi esattori". Senza di loro in due mesi non ci sarebbero più soldi per pagare scuole, ospedali, carabinieri e vigili urbani. Invece i controlli si sprecano proprio ad elucubrare su come hanno dichiarato, con le accuse di "evasione interpretativa", di aver applicato l'imposta sbagliata, di  aver pagato nell'anno sbagliato, di aver collocato la ricchezza in una società o nell'altra del gruppo. Il tutto senza un euro di occultamento di  imponibile, con una "maggiore imposta accertata" che non ha nulla a che vedere coi famosi 120 miliardi, stimati con riferimento "al nero" (neppure alle fatture false). Adesso è nata l'AIFI , associazione italiana dei fiscalisti d'impresa, che hanno deciso di far sentire la loro voce, smettendo di andare in ordine sparso al macello, come dicevamo in questo post. Forse le aziende piano piano, pur essendo votate esclusivamente al prodotto, si stanno rendendo conto che i loro problemi tecnici particolari  sul transfer pricing , sulla pex, sui conferimenti , sugli IAS, sulle cfc, sono solo un sintomo della mancata comprensione del ruolo delle aziende indicato nel titolo di questo post. Cioè di esattori del fisco, il quale va a rimorchio delle loro scritture contabili per determinare lla ricchezza e riscuotere le imposte. Neppure le classi  dirigenti si rendono conto bene che l'azienda non è un pasticcere troppo cresciuto, coi suoi bisogni  personali,  in nome dei quali nascondere ricchezza al fisco. Casomai è uno strumento con cui talvolta il proprietario  nasconde ricchezza per sè stesso, ed è a questo scavalcamento delle procedure amministrative aziendali, da parte del socio di controllo, che potrebbe dirigersi il vero tutoraggio verso le grandi aziende. Controllare l'evasione interpretativa, anzichè la ricchezza non registrata, è invece uno spreco di controlli. Beh queste ed altre cose intende divulgare, all'interno della pubblica opinione, l'associazione fiscalisti di impresa, che vuole associare i responsabili della funzione tributaria delle aziende, cioè i capi del dipartimento fiscale delle aziende che ne hanno uno. Chi ricopre questa posizione può inviare una richiesta di adesione ad Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  

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