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programmi di recupero delle grandi aziende (come tossicodipendenti?) PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   


L'appello dell'Agenzia perchè le grandi aziende si iscrivano a questo "progetto pilota di adempimento collaborativo", per i grandi contribuenti" conferma la sceneggiata tributaria in cui le classi dirigenti sono inviluppate. Ovviamente l'Agenzia delle entrate, nel suo complesso, ha capito perfettamente la tassazione attraverso le aziende, ed è ben consapevole di quanto pubblichiamo su questi siti e su Dialoghi. Però l'agenzia deve assecondare una pubblica opinione senza punti di riferimento sul tema, nè l'agenzia può coordinare (sostituendosi all'accademia) tassazione 

ragionieristica attraverso le aziende e tassazione valutativa attraverso gli uffici. Senza queste spiegazioni, la ricchezza fiscalmente non registrata, dove le aziende non arrivano (compreso il patrimonio del titolare) crea recriminazioni  sociali che paradossalmente si sfogano proprio sulle aziende. Queste ultime, incapaci di valorizzare (persino sull loro giornale quotidiano) il proprio ruolo di grandi esattori del sistema, finiscono paradossalmente per essere additate al pubblico ludibrio come "grandi evasori", come su questo sito e su dialoghi abbiamo più volte pubblicato. L'agenzia è la prima a rendersi conto di questa farsa, ma non può smentire la pubblica opinione, e quindi cerca di barcamenarsi, con effetti annuncio che ricordano un pò i programmi di disintossicazione verso alcoolisti o tossicodipendenti, perchè si liberino dal vizio presso apposite comunità terapeutiche. L'espressione "progetto pilota", nella sua genericita' burocratico-sindacalese, è efficace, ma non dice nulla. Non si capisce cosa sia la  "gestione del rischio fiscale". E' forse il rischio che qualcuno in amministrazione, per fare prima, strappi qualche decina di fatture attive invece di registrarle? oppure si addormenti e lasci le fatture nel cassetto? oppure si dimentichi di versare l'IVA?.  Forse c'e' il rischio che, nelle aziende, qualcuno faccia cassa nera all'insaputa del direttore generale, tipo quel ministro cui avevano pagato  mezza casa a sua insaputa? Nelle aziende, se qualcuno nasconde ricchezza al fisco e' il padrone, e questa non e' certo materia di tutoraggio o di gestione del rischio fiscale. Nel  regime della ricchezza registrata c'è ben poco rischio fiscale, e non c'è nulla dei 120 miliardi di imposte evase. Nella schizofrenia collettiva che confonde maggiore imposta accertata con ricchezza non registrata, l'agenzia cerca di mettere una pezza  dicendo "vogliamoci bene e collaboriamo". Ma su che? Sono quarant'anni che le aziende fanno da esattore delle imposte e come ringraziamento sono nominate "grandi evasori". Purtroppo non e' colpa dell'agenzia. Che asseconda una opinione pubblica allo sbando, dove il parlamento della repubblica ha stabilito che le aziende, piu' sono grandi, piu' vanno verificate tutti gli anni secondo lo sgangherato teorema "più dichiari più evadi". L'agenzia sa bene che è una sceneggiata, e così i controlli fiscali , in questo modo, si sprecano nel vero senso della parola.  Ma non puo' mettersi conto la pubblica opinione, assecondata pure dal quotidiano di confindustria, dove la distinzione tra evasione interpretativa e ricchezza non registrata brilla per la sua assenza. L'agenzia non puo' mettersi in rotta di collisione con un'opinione comune, al massimo puo' cercare di edulcorarla, con comunicati come questo. facendo  riferimento  alle procedure per la legge 231 senza accorgersi che questi  rischi stanno nella produzione, quando si piazza produzione nociva, si mette a rischio la salute, si corrompe la pa per vendere o ottenere permessi, si utilizzano fornitori con manodopera minorile. Sono rischi' che la linea, produttiva o  commerciale, spesso decide di prendersi, per delle convenienze di singolo ufficio o di  budget. La 231 serve perchè l'azienda controlli se stessa, evitando che un suo settore, con le sue note rigidita', decida di rischiare una catastrofe improbabile, per evitare un problema personale. E' nell'attivita' aziendale tipica che si trova il rischio della 231, non nella gestione amministrativa, dove è collocata la tassazione. Nel comunicato stampa ci sono poi passaggi "naif", come "l'impegno effettivo del contribuente ad assumere comportamenti orientati all'adempimento spontaneo" . In altri paesi il tutoraggio vuol dire non solo "presenza", ma assunzione di responsabilita' del fisco, sulle questioni interpretative.  Apprezziamo comunque la buona volonta' dell'agenzia, ma il problema non e' lei. E' la classe dirigente, la pubblica opinione. cui occorre spiegare che le aziende non sono gli evasori, ma gli esattori. Questo non lo deve capire l'agenzia che lo sa benissimo, quanto la pubblica opinione. Cui le aziende possono dare una mano licenziando qualche redattore del loro giornale. Cioè rifondando la sezione "norme e tributi" (per chi non l'avesse capito).

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